|
::: I FIORI, un bene di lusso? CONSUMI di Antonio Gallina
-----------------------------------------------------------
Questo il rischio
nel prossimo futuro.
Un acquisto da realizzare
solo in determinate
occasioni e facendo
ricorso a tipologie
di prodotto che vengono
offerte a prezzi
contenuti. Minori
le preoccupazioni per
le piante in vaso ...
Il compito quest’anno è più difficile e
complesso, poiché, al di là dei dati Istat
di carattere socio-economico che alla
metà di luglio di ogni anno si rendono
disponibili (consumi delle famiglie, elaborazioni
sulla povertà) e su una serie
di informazioni economiche si stanno sommando,
in questi giorni, una sequenza di eventi
che stanno mettendo in difficoltà non solo
l’economia nazionale, ma anche quelle di molti
altri Paesi. Il piano di rientro del debito pubblico
che sta riempiendo l’attività politica e la
stampa è stato appena definito, ma è pieno osservazioni
tra le quali prevale, per il nostro futuro,
la limitazione di manovre strutturali che
possano far ripartire l’economia produttiva.
L’accenno a questa situazione è basilare, poiché
le conseguenze future di breve e medio periodo
sono, al momento, imprevedibili e non
valutabili nella loro entità. Queste nuove evoluzioni
s’innestano in un contesto in cui la
realtà economica e occupazionale presenta una
situazione di possibile recessione.
::: IN BREVE
■ Lo sviluppo economico ha determinato
una nuova struttura della popolazione
in termini di reddito.
■ Il consumatore associa al fiore reciso
un costo troppo elevato rispetto
alla durata del prodotto
■ Il fiore potrebbe assumere un’accezione
di bene di lusso nel breve periodo
■ La pianta in vaso risente meno
delle pressioni economiche.
::: ANDAMENTI
2010 ■ Pil cresciuto dell’1,9%
■ I consumi in termini economici sono cresciuti dello 0,5%
■ In termini reali i consumi sono risultati stabili
2011 ■ Le previsioni sulla crescita del Pil sono continuamente riviste in diminuzione
■ Stabile il livello di occupazione
■ Preoccupante la dinamica inflazionistica da agosto 2010 ad agosto 2011
■ Aumento dell’Iva al 21%
|
::: Perde il dettaglio
Analizzando alcuni dati del 2010 si osserva
che: il Pil è cresciuto dell’1,9%, gli occupati sono
diminuiti di 181 mila unità, i redditi da lavoro
dipendente sono cresciuti solo dello
0,83%, il tasso di occupazione è del 56,9 (contro
il 57 del 2009). Dai dati dell’indagine sui
consumi delle famiglie dell’Istat, da poco tempo
disponibili, emerge la seguente situazione:
i consumi nel 2010 in termini economici sono
cresciuti dello 0,5%, mentre appaiono
stabili in termini reali a fronte di una dinamica inflazionistica dell’1,5 per cento. Questa
situazione comporta, quindi, che le famiglie
riducono determinati tipologie di spese in
quantità e/o in qualità rispetto ad altre che considerano
più importanti e in ciò sono agevolate
dalla possibilità di ricorrere ai supermercati
e ipermercati (7 famiglie su 10) e hard discount
(1 famiglia su 10).
Come corollario aggiungo un’informazione
apparsa sulla stampa: secondo alcuni studiosi,
le tasse locali dal 1995 al 2010 sono cresciute
del 138% a fronte di un incremento del Pil solo
del 19,1 per cento.
Per il 2011 esistono solo previsioni o indicazioni
molto vaghe; ad esempio le previsioni
sulla crescita del Pil continuano a essere riviste
in riduzione e, inizialmente, erano scese sotto
all’1% (il Pil annuale tendenziale su base trimestrale
presenta, dal 2010, la seguente sequenza:
+0,6%, +1,5%, +1,4%, +1,5%, +1%,
+0,8%), mentre le ultime indicazioni dell’Ocse
parlano di crescita zero. Le informazioni
derivanti da indagini dell’Istat indicano l’esistenza,
a luglio, di una stabilità del livello d’occupazione e la disoccupazione scende all’8%
(88 mila il saldo negativo tra assunti e licenziati),
la dinamica inflazionistica è, invece,
preoccupante poiché da agosto 2010 ad agosto
2011 si è passati da un +1,6% a un 2,8%
con un incremento del 75% e, infine nei primi
sei mesi dell’anno in corso il commercio al
dettaglio presenta i seguenti indici: -1,1/0/-
2,1/+2,2/-0,6/-1,2, questo nei primi sei mesi
dell’anno. L’ultima novità, che potrebbe non
favorire i consumi, è che il governo, nella manovra
finanziaria di risanamento, ha aumentato
l’Iva dal 20% al 21 per cento.
::: Effetto immediato
Entriamo ora nel tema specifico del consumo
di fiori e piante in vaso. Tenuto conto della
situazione economica vorrei, ancora una volta,
ricordare due considerazioni già effettuate
nel passato:
■ lo sviluppo economico ha determinato una
nuova struttura della popolazione in termini
di disponibilità di redditi. In estrema sintesi
il concetto base è che i ricchi diventano
sempre più ricchi, i poveri diventano più
poveri, mentre quelli delle classi medie
tendono a ridurre i propri introiti, salvo
una quota minoritaria che riesce, all’opposto,
a migliorare la propria situazione
economica.
■ Il settore florovivaistico, in generale, produce
un bene di tipo voluttuario e non essenziale,
per cui i consumatori hanno un approccio
molto differenziato secondo la categoria
di appartenenza (ricchi, poveri, meno
ricchi, meno poveri). La popolazione in
generale, poi, considera specificatamente
i fiori, prodotti troppo costosi, in particolare
in rapporto alla loro durata. Per le
piante in vaso, la convinzione si ripete, ma
non assume connotazioni così elevate.
Sui consumatori e sulle loro scelte di articoli
da acquistare s’innestano due fattori dalla tipologia
differenziata; il primo e più importante
è, a mio avviso, quello psicologico che è rappresentato
dall’estrema incertezza di quello che
potrà succedere nel prossimo futuro (pericoli
della perdita di lavoro, di una recessione, di possibili
aumenti nelle prestazioni sanitarie e nelle
tasse locali, eccetera), mentre il secondo e
reale sarà l’aumento dei prezzi determinato dall’innalzamento
dell’Iva. In questo contesto per
fasce sempre più ampie della popolazione l’acquisto
di fiori potrebbe, con più facilità, assumere la tipologia di un bene di lusso da realizzare
solo in determinate occasioni e facendo ricorso
a tipologie di fiori che vengono offerte a
prezzi contenuti. Per le piante in vaso l’impatto
sarà sicuramente meno invasivo, ma,
in ogni caso, determinerà conseguenze meno
pesanti in rapporto a quelle dei fiori. L’effetto
di questa evoluzione dei consumi sarà immediato
e dovrebbe condizionare il mercato già
nei prossimi tre mesi dell’anno, mentre i consumi
nel 2012 saranno determinati dagli eventi
economico-politici e dei mercati finanziari.
::: Spesa in diminuzione
Tenuto conto che la produzione nel 2010 si è
ridotta del 2,2% e che le importazioni sono aumentate
dell’8,4% la realtà del 2010 è stata,
pertanto, non dissimili, ma con contrazioni
meno elevate di quelle del 2009. Nel 2011 alle
minori disponibilità economiche si somma
un timore psicologico che determina una
prudenza, negli ultimi quattro/cinque mesi
dell’anno, nell’utilizzo del reddito mensile.
Sulla base di questa serie di input la spesa nel
2010 scende a 29,90 euro con una contrazione
del 3% rispetto al 2009, mentre una stima
concernente il 2011 prevede un’ulteriore riduzione
a 28,88 euro (-3,4%); questo valore quantifica
in un 42,2% la riduzione della spesa per
fiori e piante. L’ultima notazione è che la spesa
per i fiori è scesa sotto i 20 euro.
|