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::: Serve una COLLABORAZIONE VIRTUOSA PRIMO PIANO di Francesco Tozzi, colloquio con Ugo Toppi
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L’auspicio è quello
di una maggiore
partecipazione tra
gli imprenditori
della distribuzione
garden, soprattutto
in un periodo in cui
i fatturati sono stabili.
Ben venga un’associazione
di categoria ...
Parliamo di crisi, di distribuzione,
di concorrenza, promozioni
e necessità di collaborazione. Poco
meno di due ore per cercare
di fare il punto della situazione
sul mercato in Italia, almeno per
quanto riguarda l’ultima stagione. Così, con
Ugo Toppi, titolare del punto vendita Centro
del Verde Toppi di Saronno, ci confrontiamo
sulle ultime dinamiche e su come potrebbe
evolvere il canale garden in Italia.
D. Il settore ha sentito in modo determinante
la crisi degli ultimi anni?
R. “Il comparto del garden sicuramente in questi
ultimi anni sta soffrendo e, oggi come oggi,
vive una situazione di assoluta incertezza. Oltre
al momento economico poco confortante,
le condizioni meteo la fanno da padrona e influenzano
in modo determinate le vendite”.
D. Come è andata a livello di fatturato? Suoi
colleghi parlano di incremento di circa il 7-10
per cento?
R. “Noi non abbiamo registrato grossi problemi
a livello di fatturato, nonostante la crisi.
I numeri sono tornati e siamo riusciti più o
meno a riconfermare i valori dello scorso anno, con sicuramente più fatica. In quanto agli
incrementi che mi riferisce, io non ho questa
sensazione. Parlando con i miei colleghi del
Gruppo Giardinia e con i fornitori, non trovo
conferme di percentuali di incremento così significative,
e mi sembra non si registrino particolari
performance”.
::: IN BREVE
■ Periodo di incertezza economica
■ Riconfermato il fatturato dello scorso anno
■ In crescita le vendite dei barbecue
■ Salgono le vendite di piantine da orto
e sementi
■ In diminuzione le vendite di arredo per
esterno e oggettistica
■ Diminuiscono i margini negli ultimi anni
■ Diminuzione del valore medio dello scontrino
■ Aumenta il numero degli scontrini
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D. E sul fronte dei margini?
R. “Negli anni anche la marginalità pian piano
è diminuita, soprattutto per tipologie di prodotti come i mobili e l’oggettistica. È diminuito
anche il valore medio dello scontrino, ma di
contro è aumentato il numero degli stessi”.
D. Quale la voce principale di fatturato?
R. “Senza ombra di dubbio quella relativa alle
piante, al verde vivo, che assorbe più del 50%
del nostro fatturato”.
D. E rimarrà sempre la principale voce?
R. “Penso proprio di sì”.
D. Per quanto riguarda i fornitori, acquista
più piante all’estero o in Italia?
R. “Fatto cento il mio fatturato, diciamo che
un 60% viene acquistato direttamente da produttori
italiani, mentre il 40% è importato”.

D. Per quanto riguarda la produzione e la fornitura
di piante e fiori, l’Italia riesce a contrastare
la concorrenza del nord Europa?
R. “Negli ultimi anni i floricoltori e florovivaisti
italiani si sono evoluti notevolmente, sia
a livello produttivo e tecnologico, sia per quanto
riguarda il supporto logistico, ed è una considerazione
che faccio soprattutto per le aziende
del sud Italia”.
D. Ci sono ancora margini di miglioramento?
R. “Direi che sarebbe opportuno ripensare
alcuni calendari produttivi. Mi spiego meglio:
ci sono importanti produzioni sulle quali si fa
una forte promozione, per esempio su ciclamini
e stelle di Natale, e sono anche le associazioni
di categoria a muoversi in questa direzione,
ma per quanto riguarda altre specie non vedo
lo stesso impegno. Per esempio, c’è un vuoto
produttivo da maggio fino all’estate inoltrata
e, di conseguenza, ci si rivolge a produttori esteri.
E questa è un’esigenza ancora più sentita da
quando sono cambiate le abitudini dei consumatori:
la gente non va più in vacanza a giugno,
non fa più vacanze lunghe. E quindi sta
più in casa, in giardino”.

D. Il settore dell’orto ha registrato risultati interessanti
come lo scorso anno?
R. “Sì, è una tipologia di prodotto, quella dell’orto
e affini, che continua a crescere. Noi abbiamo
fatturato circa 150mila euro quest’anno
con la vendita di piantine da orto; settore
al quale si sommano gli 80mila euro di sementi.
Proprio per quanto riguarda le sementi, offriamo
un’ampia scelta al consumatore, con oltre
20 metri lineari di esposizione, che gestiamo
con solo due fornitori”.
D. C’è la necessità di maggior confronto tra gli
imprenditori italiani della distribuzione?
R. Assolutamente sì. Tra noi imprenditori del
canale garden sarebbe utile un maggior confronto,
una maggiore collaborazione, più virtuosa,
perché ritengo che ci possa essere lavoro
e mercato per tutti, basta cooperare in modo
serio. E poi, dobbiamo ripartire a educare
il mercato, il consumatore, trasferendogli quello
che è il valore importante del giardinaggio
e del verde urbano”.
D. Qualche suggerimento?
R. “Per esempio, Promogiardinaggio – associazione
di filiera tra produttori, distributori
e società di servizio che operano nel canale
giardinaggio, ndr – è nata proprio con questo
intento, divulgare la cultura del verde; ma,
ahimè, nessun produttore florovivaistico ha
capito lo scopo”.
D. In Italia ci sono diverse associazioni di categoria
nell’ambito florovivaistico che comprendono
anche realtà commerciali, ma perché non creare
una federazione che raggruppi più realtà in modo
da avere maggior peso a livello istituzionale?
R. “Un tentativo è stato fatto con la Federazione
nazionale dei centri di giardinaggio; ci
abbiamo provato, soprattutto per risolvere il
grosso dilemma dell’inquadramento legislativo
del garden center, ma non abbiamo trovato
una quadra”.

D. Il motivo?
R. “Troppi interessi di parte, troppi imprenditori, soprattutto florovivaistici,
che si preoccupano solo, e solamente, del proprio orticello.
Non hanno capito che uno sviluppo del canale garden, porterebbe, di
conseguenza, anche un incremento del mercato florovivaistico. Non c’è
stata un’opportuna lungimiranza e la cosa è andata scemando. Ben venga
un’associazione di centri di giardinaggio, e solo di centri di giardinaggio,
come Igca Italia, che si faccia portavoce delle esigenze di una
parte della filiera”.
D. Si è mai affidato a una delle tante società di consulenza per garden
che operano sul nostro mercato?
R. “Ho tentato un paio di volte un approccio, ma non ho mai trovato
proposte che mi hanno stimolato”.
D. Progetti per il futuro?
R. “Per quanto riguarda il garden, senza anticipare niente di preciso,
vorrei dare proprio una ‘rinfrescata’ al punto vendita sul piano dei sistemi
espositivi, della percorrenza esterna e delle vetrine”.
D. Cosa vorrebbe fare nel suo punto vendita che non è riuscito ancora a
realizzare?
R. “Vorrei creare un’area commerciale in cui esporre e vendere i prodotti
alimentari tipici, con un serio programma di degustazione abbinato.
Ci stiamo lavorando”.
::: IL CENTRO VERDE TOPPI
La storia del Garden Toppi ha inizio nel 1930 con la produzione di ortaggi.
In seguito, negli anni '50 - '60 un'evoluzione porta alla coltivazione di
fiori e piante ornamentali che vengono venduti in azienda e nei mercati
ambulanti molto diffusi in quel tempo. Al 1970 risale la costruzione di una
struttura adibita a garden con la precisa intenzione di aprire e instaurare
un approccio più diretto con il consumatore. Questo primo Centro del
Verde vantava mille metri quadri di struttura coperta, caratteristica che lo
rendeva una delle più grandi realtà presenti sul territorio. Negli anni '90 si
è arrivati ad avere l'odierna struttura che, secondo la filosofia del Centro
Toppi, continuerà a evolversi per poter offrire sempre il miglior servizio al
consumatore. Piante, articoli per il giardinaggio, arredi e complementi
d'arredo, fontane, impianti di irrigazione, prodotti per la cura del verde,
attrezzature da giardino, piccoli animali, mangimi e accessori per il pet,
e... Tanto altro ancora.
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