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::: Ricchi di successo per natura GARDEN di Stefania Medetti
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La “Green economy”
è un’opportunità soprattutto
per i punti vendita che trattano
il verde, prima che per altri
operatori. Ma per una buona
riuscita, occorre perseguirlo
con consapevolezza. Nelle prossime
pagine, l’impegno di tre importanti
insegne della distribuzione ...
Verde è bello. Lo sanno tutti, ormai. Non
c’è categoria merceologica che non sia toccata
da quello che è diventato un fenomeno socio-
culturale globale: l’attenzione e la passione
per tutto ciò che ha a che fare con la natura.
Auto che diventano ecologiche, pompe di
benzina che si tingono di verde, prodotti alimentari
a chilometri zero, aziende che si certificano
libere da emissioni di ozono, agenzie
pubblicitarie che usano solo prodotti naturali
per comunicare con i consumatori e compagnie
aeree che propongono voucher per contrastare
l’inquinamento. Insomma, il menu è
lunghissimo e non solo continua a crescere,
ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Nell’evolvere
di questo fenomeno, il garden center più
di altre categorie di punto vendita si trova a giocare un ruolo da protagonista. Ma attenzione,
come sostiene Richard Jones, direttore
del magazine americano “Today’s Garden
Centre”: «Siate preparati a cavalcare il successo
oppure non raccoglierete tutti i frutti
che vi spettano».
::: E' questione di “spazio”
La consapevolezza del vantaggio competitivo
del garden center rispetto ad altre tipologie di
punto vendita e merceologie, infatti, è la chiave
per poter accedere e capitalizzare la sensibilità
contemporanea dominante.
Trovare modi nuovi e innovativi per catturare
l’attenzione del consumatore è un passo strategico
determinante.
All’interno del garden ci sono, è vero, categorie merceologiche
che, complici vari fattori culturali
contingenti (pensiamo solo ai prodotti
per l’orto!), hanno una vita piuttosto facile in
un anno pur difficile come il 2009,ma non per
tutti la strada è in discesa. La vera opportunità
per i garden center, infatti, sta nella capacità
di presentare in maniera attraente i propri
prodotti per i consumatori che visitano il punto
vendita. E per attraente si intende anche
in un buon rapporto qualità prezzo. Con la
crisi, la gente non ha smesso di fare acquisti:
semplicemente, valuta in modo più attento le
proprie spese. Ed è di questo spazio concettuale
che il garden può approfittare per muoversi
sfruttando il vantaggio competitivo della
propria natura, mettendo in evidenza il valore
e i valori dei prodotti in vendita.
::: Lo sapevate che...
Perché non utilizzare, per esempio, delle etichette
con l’indicazione “Lo sapevate che …”
per mettere in risalto le qualità di un prodotto
o di una pianta. È un piccolo accorgimento
che può fare una grande differenza quando
si tratta di volumi: le persone, infatti, amano essere coinvolte, stupite, ricevere qualche cosa
che non si aspettavano come un’informazione
che dia maggior valore al proprio acquisto.
Sempre a proposito di un successo perseguibile,
bisogna considerare, inoltre, da quali fonti
possa arrivare la competizione: escluse categorie merceologiche
con meno “anima” (difficile
trovare prodotti più in sintonia con i tempi
di quanto attiene al verde!) tendenzialmente,
sono le grandi insegne - in grado di generare
altissimo traffico ed economie di scala che
si riverberano sui prezzi - quelle che possono
insidiare la posizione di un garden. Ma la lezione
del verde invita tutti a riconsiderare i paradigmi
e a non dare nulla per scontato: non
è vero che grande è necessariamente migliore,
come la frutta perfetta non è sempre la
più buona. Quindi, giocare sulla personalizzazione,
sulla cura di ogni visitatore, consapevoli
del ruolo del passaparola fra consumatori
e anche del fatto che nessuno ha voglia di
essere considerato soltanto un numero, può essere
una formidabile chiave di successo.
Un terreno su cui la sfida con altri punti vendita
può essere agevolmente vinta da chi sa
puntare al cuore (prima ancora che al portafoglio)
del cliente.
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::: TENDENZE: COSA TIRA E COSA NO
SI
-- Prodotti dal cuore verde.
-- Prodotti di autosostentamento.
-- Informazioni che intrattengono.
-- Proposte semplici e veloci.
-- Colori, tanti colori.
NO
-- Consumo a tutti i costi.
-- Prodotti che inquinano.
-- Assenza di informazioni.
-- Eccesso in ogni forma.
-- Rigide suddivisioni fra categorie.
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::: Dallo scaffale all’emozione GARDEN colloquio con Alberto Panieri
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Prende il via con il nuovo anno
una modalità espositiva innovativa
che incrocia la valorizzazione
del marchio e la ricchezza
dell’offerta. L’obiettivo
è semplificare ulteriormente
la scelta per il consumatore ...
Aria di novità presso La Corte dei Fiori. Il
garden center di Casalecchio di Reno
(Bologna), infatti, si prepara a inaugurare una
nuova modalità di sfruttamento dello spazio
espositivo, come racconta a GreenUp Alberto
Panieri, amministratore dell’azienda: «Con
il nuovo anno abbiamo in programma l’implementazione
di una nuova modalità espositiva.
Per scelta e tradizione, infatti, abbiamo sempre
preferito usare scaffalature di proprietà,
piuttosto che quelle offerte dalle aziende espositrici.
Inoltre, abbiamo scelto di gestire in
prima persona il magazzino, perché il nostro
obiettivo è sempre stato quello di facilitare l’acquisto
da parte del cliente. Per questa ragione,
abbiamo sempre dato la precedenza a una modalità espositiva strutturata per categoria
merceologica, piuttosto che per brand.
Adesso, sentiamo l’esigenza di incrociare le
potenzialità delle due modalità». Con il
2010, dunque, l’azienda inaugura una esposizione
“verticale-orizzontale”: «L’esposizione
verticale valorizza il marchio, mentre quella
orizzontale è per tipo di prodotto - prosegue
il manager -, una scelta che ci permette di comunicare
in maniera emotiva e contemporaneamente
razionale con il nostro consumatore
a cui, speriamo, di dare un ulteriore aiuto
nell’acquisto, semplificando l’esposizione, senza
rinunciare alla ricchezza dell’offerta».Una
terza via che dovrebbe soddisfare le necessità
di tutte le parti coinvolte. Da attento osservatore
delle dinamiche di vendita, Panieri aggiunge
un commento per quanto riguarda la presenza
di personale di assistenza alla vendita:
«I consumatori hanno bisogno di qualcuno che li accompagni nella
scelta, per questa ragione e
in base alla nostra esperienza,
notiamo una maggiore
apertura alla presenza di
personale in grado di informare,
in alternativa alla promoter
che consegna un
campione di prodotto. I
consumatori, infatti, riconoscono
il valore della
consulenza e della professionalità». Un’utile
indicazione per le aziende che La Corte dei
Fiori ha avuto modo di sperimentare in prima
persona: «Non solo il nostro personale è con
noi da moltissimi anni e ha sviluppato un’approfondita
competenza che aiuta sensibilmente
i consumatori nel momento della scelta. Ma
la formazione del personale è per noi un asset
strategico su cui puntiamo, investendo risorse
in corsi di formazione per chi lavora con
noi». Quanto alla possibilità di dare suggerimenti
agli espositori, Panieri è cauto:«Ognuno
deve fare il proprio mestiere. Però, se posso
sottolineare un aspetto, credo che sia importante
cercare di parlare un linguaggio più
semplice e vicino alle persone.
E anche prendere spunto dalle case history internazionali
di maggior successo, per declinarle
qui da noi nel rispetto, ovviamente, delle
peculiarità culturali locali».
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::: I PLUS
-- Nuovo concetto espositivo “verticale-orizzontale”
-- Valorizzazione del brand del prodotto
-- Notevoli investimenti sulla formazione
del personale
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::: Valorizzare l’identità del punto vendita GARDEN colloquio con Alessandro Puccinelli
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Voglia e bisogno di una maggiore
professionalità: per il responsabile
acquisti Alessandro Puccinelli
le competenze delle parti
(rivenditore e fornitore) restano
distinte, ma l’interesse non può
risvegliarsi solo nel prestagionale ...
C’è un’osservazione molto importante che
Alessandro Puccinelli, responsabile acquisti
del garden center Mondoverde di Taneto
di Gattatico, associato a Giardinia Group,
fa riflettendo sul rapporto con le aziende espositrici:
«Moltissime aziende pretendono all’interno
dei nostri punti vendita le aree di maggior
passaggio e visibilità e poi continuano a fornirci espositori, molto spesso di cartone, che
ci accomunano alla grande distribuzione». Ecco
dunque un primo spunto di riflessione necessaria:
fino a che punto le aziende sono disposte a mettersi in gioco per uscire da una modalità
operativa consolidata, per approfondire
la conoscenza e valorizzare le potenzialità del
punto vendita con il reciproco vantaggio? Per Puccinelli, lo spazio per il confronto non manca,
anche se non sempre viene utilizzato: «Molto
spesso, le aziende si preoccupano solo del
risultato di vendita e non di come si potrebbe
presentare in maniera più accattivante il
prodotto. Ma questa è una posizione che ci penalizza,
in quanto alla fine chi si deve preoccupare
di curare l’esposizione del garden è sempre
l’esercente. Bisognerebbe, piuttosto, cercare di
migliorare il rapporto di collaborazione fra le
parti, in modo tale che lo spazio vendita non
venga vissuto come un magazzino da riempire,
ma come un’area di opportunità, un collaboratore
che permette di ottimizzare la rotazione
dei prodotti sugli scaffali». E ancora,
per Puccinelli, le aziende dovrebbero avere responsabili molto
preparati, che visitano i punti
vendita dando consigli per una migliore esposizione,
proponendo idee e case history di successo
sperimentate presso altre realtà. Puccinelli
inoltre sente l’esigenza di un linguaggio meno
istituzionale da parte delle aziende nel rapporto
con i rivenditori e i consumatori, ma non
ritiene necessario un coinvolgimento a monte
del rivenditore nel processo produttivo: «È un’ipotesi che creerebbe
troppa confusione e rallentamenti
nella produzione. Le
aziende devono svolgere seriamente
il proprio lavoro,
avvalendosi di persone altamente
specializzate in grado
di fornire nuove idee. Al rivenditore
dovrebbero arrivare
soluzioni innovative in
grado di facilitare il lavoro. Per quanto ci riguarda,
non abbiamo la presunzione di insegnare
a nessuno!Ma, probabilmente, se tutti si
rendessero conto che c’è sempre da imparare,
anche il business ne beneficerebbe». Invece,
molto spesso, il tramite è il rappresentante che visita il punto vendita solo per il prestagionale,
preoccupato più delle provvigioni che
di spiegare dettagliatamente il prodotto e di interessarsi
allo spazio espositivo.
Il pubblico, al contrario, si dimostra molto sensibile
nei confronti della presentazione dello
spazio vendita: «L’abbellimento delle aree
espositive, la differenziazione nell’esposizione
della merce rispetto alla Gdo e la rotazione periodica
dei prodotti senza creare confusione sono tutte variabili che usiamo per coinvolgere il pubblico»,
osserva il manager. A questo proposito,
le promoter possono essere un valido
supporto, ma solo - ci tiene a precisare Puccinelli
-, se professionalmente preparate, diversamente
l’investimento rischia di essere controproducente.
Alle esigenze dei consumatori,
Mondo Verde risponde puntando soprattutto
sulla formazione del personale, sulla sua
gentilezza, disponibilià e competenza per costruire
quel rapporto di fiducia che permette ai
clienti di affidarsi ai consigli del rivenditore.
Ma non è tutto, perché oltre alla “Tessera Mondoverde”,
che per ogni acquisto dà al cliente la
possibilità di accumulare credito spendibile nello
store, il punto vendita mette a disposizione
attività gratuite come corsi di decoupage e serate
di apertura straordinaria.
Un’ultima parola, infine, merita la scelta della merceologia
esposta: «Dopo anni di sperimentazione,
crediamo che sia arrivato il momento
di fare un piccolo passo indietro e
puntare soprattutto sul settore del verde –
conclude Puccinelli - . Continuando a costruire
con il pubblico un rapporto che ha al centro
la qualità del verde per gamma, varietà e
qualità. Vogliamo, infatti, evitare l’effetto bazaar
e utilizzare l’assortimento di decor e attrezzature
per sostenere le vendite durante tutto
l’arco dell’anno, anche quando la richiesta
di verde si ridimensiona».
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::: I PLUS
-- Tessera “Mondo Verde”
-- Attività gratuite (Esempio: corsi di
decoupage)
-- Serate di apertura straordinaria
-- Maggiore attenzione al tradizionale
prodotto verde
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::: Più spazio al dialogo GARDEN colloquio con Luca Paparella
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L’invito ai reparti marketing
del direttore Luca Paparella
si sintetizza in tre concetti:
svecchiamento delle concezioni,
linguaggio comune
e approccio più accattivante ...
E' Luca Paparella, alla guida di Obiettivo
Garden, a fare il punto sul rapporto della
struttura con i rivenditori: «La prima cosa che
noto – osserva – è che i rivenditori
stanno puntando sullo
svecchiamento delle concezioni
e dell’approccio». Il punto
vendita integra gli sforzi delle
azienda affidandosi a un designer
che segue tutte le aree dello
store, comprese le attività di
comunicazione con i consumatori. Quanto alla presenza di promoter dedicati,
il manager osserva: «Un bravo promoter è
assai apprezzato, se in grado di coinvolgere il
pubblico. Comunque, non è l’unico strumento
a disposizione.
Anche il merchandising e i poster sono da
utilizzare, magari affiancandoli, appunto,
alla presenza di promoter.
Quello che è certo è che è arrivato il momento
in cui anche le aziende devono impegnarsi
per parlare un linguaggio meno istituzionale,
più vicino a quello della gente».
Lo spazio per il miglioramento non manca di
certo: sia sul fronte del rapporto fra rivenditori
e aziende che nella direzione opposta.«Per
quanto riguarda le aziende, ritengo che dovrebbero
tenere sempre più in considerazione lo
spazio, in quanto ogni garden è una realtà a sé
stante, e non si può sempre puntare in "grande".
Per contro, mi piacerebbe trovare apertura da
parte dei nostri interlocutori nelle aziende per
quanto riguarda consigli relativi al miglioramento
del packaging, la disponibilità per la
produzione di prodotti hobbistici di nicchia e
prodotti in linea con le future direttive comunitarie
riguardanti la difesa fitosanitaria».
L’invito per i reparti marketing, dunque, si sintetizza
in tre concetti: svecchiamento delle concezioni,
più linguaggio comune e approccio più
accattivante.
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::: LE RICHIESTE
Ecco alcune delle principali richieste che il garden Mondo Verde rivolge al mondo della produzione.
-- Evitare un linguaggio troppo istituzionale
-- Maggiore attenzione nello studio del packaging
-- Maggiore attenzione verso produzioni di nicchia
-- Prodotti in linea con le future direttive comunitarie in materia di fitosanitari
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