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::: FARE IL PIENO in un garden ESTERO di Giovanni Carlini, Colloquio con Joe e Tony Carrazza
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Due imprenditori
rilevano una vecchia
pompa di benzina
e realizzano un originale
vivaio con vendita
al pubblico. Il fatturato
si attesta sui 73mila
dollari al mese.
Piante grasse e palme
le più vendute ...
Due coppie di disoccupati, nel
sud degli Stati Uniti, non possono
permettersi di rimanere
tali e devono darsi da fare. Su
una delle strade più battute
della città, che collega l’area
degli alberghi al parco nazionale del Saguaro
(ricchissimo di cactus) un distributore di benzina
fallisce. L’idea di Joe Carranza e di Tony
è semplice: andare in affitto sulla superficie del
distributore di benzina e aprire un’attività che non abbia concorrenza nello spazio di almeno
20 miglia. Così è nato il Sunrise Nursery Llc,
ovvero un semplice garden, che vende soprattutto
piante grasse e palme, in sintonia
con l’ambiente. Ma il concetto non è completo.
Ok nell’aprire un garden, ma per garanzia
alla clientela, l’iniziativa dev'essere associata a
un brand noto sul mercato. Ecco che il Sunrise
non è un punto vendita a se stante, ma si collega
a pari realtà già attive in California, Utha,
Nevada, Texas e ora in Arizona, andando così
a rinforzare un cartello d’acquisto già attivo.
::: COME AFFRONTARE LA CRISI
La crisi c’è e colpisce duro. GREEN UP cosciente di ciò si è chiesta cosa fare per gestire questo
prolungato momento di stasi. Esaminando i diversi mercati europei e non, confrontando i dati
emergenti dalle interviste, si scopre che:
■ la crisi è a macchia di leopardo, sia sul piano dei prodotti che per aree geografiche;
■ se volessimo identificare su un grafico l’andamento congiunturale della crisi, conclamatasi nel
primo trimestre 2009, potremmo osservare diverse “false partenze”, che hanno indotto più volte
gli analisti a dichiarare frettolosamente che il “peggio fosse alle spalle”, quando invece siamo nel
pieno della vicenda negativa;
■ anche i garden chiudono e falliscono, forse abbiamo scoperto l’acqua calda, ma a noi di GreenUp a
differenza della concorrenza, interessava il rapporto tra le chiusure delle altre attività commerciali e
quelle del florovivaismo (e da anni parliamo di crisi). Ebbene va rilevato che la probabilità di fallire
per gli imprenditori del settore commercio in Italia è tre volte più alta di quelli impegnati nella
gestione di un garden. Assodato questo, che comunque non resta un dato tranquillizzante al di là
dei numeri (ogni giorno in Italia negli ultimi sei mesi chiudono 30 imprese al giorno) ci sarebbe da
capire (ma non abbiamo ancora dati a tal proposito) perché e come i gardenisti riescono a reggere
meglio la crisi degli altri. Forse, ma non ci sono conferme documentate su questo, c’è un miglior
modo di gestire il magazzino e il prodotto che spesso viene coltivato in proprio dall’imprenditore.
Ecco quel particolare che potrebbe fare la differenza. Laddove fosse confermato che questo
aspetto è quello “critico”, in grado di concedere maggiore “autonomia” agli imprenditori
florovivaistici, nella loro gestione aziendale, è chiaro che si dovrà incrementare l’area di produzione.
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::: Il piano di marketing
Dove c’era un distributore ora c’è un garden. Dal
fallimento lavorativo di due famiglie, nasce un
negozio di piante e fiori. Aperto nella primavera
del 2009, un anno dopo nasce il sito
www.sunrisenurseryllc.com, ma il Sunrise ha subito
dovuto affrontare un problema di finanziamento. I gestori non avevano più disponibilità
economiche, avendo fronteggiato mesi di
inattività lavorativa. L’unica soluzione è stata
quella di rivolgersi a una banca, chiedendo una
cifra iniziale per acquistare il primo lotto di piante.
Dai primi conti, servivano 30mila dollari che
sono stati anticipati in base a tre fattori:
a) la presentazione alla banca di un “piano di
marketing”, molto elementare nella sua struttura,
che indicava i tempi di rientro del prestito
e le quantità che sarebbero state vendute;
b) la disponibilità per un’ipoteca delle abitazioni
dei gestori e di quelle dei familiari;
c) la partecipazione a un pool di altri garden,
che non offrono garanzie se non l’esperienza.
Il piano prevedeva vendite per 55mila dollari
al mese, con un ricarico del 25% sui cui avrebbe
dovuto gravare sia l’affitto della superficie
commerciale, che la rata alla banca di restituzione
del prestito; entrambe per un valore complessivo
di 5mila dollari al mese.
Sempre nel piano di marketing, la prospettiva
era quella di offrire a uffici e abitazioni fiori in
vasetti per l’interno e piante grasse per l’esterno,
a una popolazione locale stimata per quell’area
di 500mila famiglie, che sarebbero state
tutte contattate, una per una, con una lettera
di presentazione di pochissime battute. Oltre
le famiglie, la presenza di uffici e aziende fu
stimata in 200mila “target” obiettivi. Questa
massa potenziale d’utenza è distribuita su un’area
di 400 miglia quadrate, pari a 20 miglia per
lato in contesto urbano e di periferia.
Le prospettive erano di vendere mediamente
10 dollari al mese all’utenza “famiglia” e
di conseguire una vendita di 20 dollari-mese
con le aziende.
::: IN BREVE
■ Anno di fondazione 2009
■ Bacino d’utenza di 500.000 famiglie
■ 200.000 gli uffici possibili clienti
■ Piano con previsione di vendita di 55.000
dollari al mese
■ 63.000 i dollari di fatturato mensili nel 2009
■ 72.000 i dollari di fatturato mensili nel 2010
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::: Al di sopra delle aspettative
Entrambe le azioni sarebbero state organizzate
sia dal punto vendita che con un servizio a domicilio. Congruente alla consegna presso
l’utenza ci sarebbe stata anche la presentazione
del prodotto e un suo eventuale interramento
nei giardini delle abitazioni della zona. In
questa maniera prende piede il “commercio
ambulante” grazie all’immagine del punto vendita
fisso e già noto alla collettività.
Se queste sono state le premesse la realtà si è
dimostrata più generosa, in quanto si è mossa
una sorta di solidarietà generalizzata, per rimettere
in carreggiata due famiglie di
disoccupati, che si sono dati da
fare per vivere degnamente.
Laddove la prospettiva
di fatturato mensile
era di 55mila dollari al
mese, nel 2009 si è attestata
su 63mila in
media per stabilizzarsi
sui 72mila nel 2010 e tale
si conferma nel 2011.
Importante per la buona riuscita
dell’attività è stato anche la predisposizione
del piano di marketing. Solitamente
i gardenisti rispondono: queste cose sono
per le grandi società. Ma non è così. Un piano
di marketing è un programma di cosa si farà
nei prossimi 6-12-18 mesi. Non richiede una
“scienza infusa”, tanto che quattro disoccupati
lo hanno scritto e presentato alla banca.
Quali sono i vantaggi nel dotarsi di un simile
strumento? Avere le idee chiare su cosa fare
monitorando, mese per mese, se la realtà è comparabile
con la teoria. Laddove ci siano scostamenti
(è normale) tra il consuntivo e il preventivato,
si comprende che ci saranno anche delle
modifiche da apportare al lavoro quotidiano,
al prodotto o nel tratto con i clienti. Per fare
un esempio semplice, è come dotare l’auto
di un navigatore, che ci informi sulla corretta
direzione da prendere se si volesse raggiungere
un obiettivo (target).

::: Il business dell’irrigazione
Ogni area geografica richiede un mix di prodotti
ad hoc, che caratterizzi quella scelta che
i clienti apprezzano. Nel deserto oltre le piante
grasse e le palme, che rappresentano il
60% delle vendite, i fiori in vaso e i limoni
raggiungono il 20%, mentre il terriccio vale
il restante 20 per cento. Il garden Sunrise si è
anche impegnato in un sistema d’irrigazione a
pompa, che possa permettere ai fiori di poter
vivere in un ambiente da 50 gradi all’ombra.
Ci sono dei risultati apprezzati dai clienti, per
cui sono stati già istallati, con successo: ben 32
impianti d’irrigazione per piante a fiori in alberghi
della zona. “Il segreto tecnico – precisano
i proprietari del garden – non è in chissà
quale ingegneria particolare, quanto nel numero
di punti di uscita dell’acqua e nel suo volume,
che dovrà alternarsi tra gocce continue
nella fascia diurna e a getto ogni sei ore. Applicando
queste procedure su piante a fiori interrati
nei giardini delle abitazioni-alberghi, la
sopravvivenza è credibile all’87% delle piantine,
nel rispetto del loro ciclo vitale”.
Il mestiere del florovivaista non è improvvisabile
e richiede una formazione di base indispensabile,
ma a differenza di altre categorie,
qui siamo in presenza di una sorta di “democrazia
all’ingresso”, in base alla quale tutti possono
dignitosamente cimentarsi in questa professione.
Chi avrà i numeri farà affari, gli altri
dovranno chiudere.

::: Il giorno della terra
I concetti espressi in questo servizio dall’estero
sono:
a) sul piano generale:
- la crisi c’è e persevera nella sua azione, la cui
efficacia iniziata dal 2009 è destinata a proseguire
almeno fino al 2015;
- anche i garden falliscono, ma in forma minore (in Italia) rispetto alle pari imprese commerciali
degli altri settori merceologici. Sulla cause
di questa minore incidenza nella mortalità
aziendale nel florovivaismo, c’è ancora da studiare,
ma sembra che siano riconducibili all’attività
di produzione in proprio di piante e fiori,
il che consente di consigliare il lettore a proseguire
su questo indirizzo.
b) Sul piano specifico della corrispondenza
dall’estero qui offerta:
- senza un piano di marketing non si va da nessuna
parte;
- il piano potrebbe anche essere redatto dal
diretto imprenditore, a patto che spieghi cosa
si stia cercando, che valore ha l’obiettivo
commerciale, in quanto tempo è raggiungibile
(in genere entro l’anno in corso), con quali
mezzi, prodotti e quanto costa;
- nell’ambito del piano va contestualizzata la
propria attività, collegandola alla zona geografica
d’esercizio, studiando quali prodotti sono
maggiormente richiesti e la loro “domiciliarizzazione”,
nel senso di portare il negozio
garden fuori dalla vetrina e direttamente a casa
del cliente. In questa azione di contatto con
il cliente, conoscerne la composizione sociale,
umana e organizzativa (privati e imprese) è altrettanto
importante, che offrire un sorriso
quando si batte lo scontrino di vendita della
merce venduta;
- le spese di pubblicità possono essere ridotte
al minimo, quando si è dotati di un punto
fisso a cui far riferimento e i mezzi di trasporto,
che servono i clienti, devono riportare in
chiaro l’indicazione del negozio già noto a tutti.
Nel caso del Sunrise, il motto aziendale noto
a tutti, clienti e non è: Here at Sunrise we
celebrate Earth Day everyday!
- un garden non può stare sul mercato senza
una pari attività di giardinaggio, che può riguardare
sia piccoli negozi familiari, che strutture
più complesse, ma che collegano comunque
la vendita alla sensibilità dei clienti. La costruzione
dei bisogni dei clienti è la base del
contatto motivato con chi compra; non c’è migliore
pubblicità.


::: L’ESPERTO IN MATERIA
Giovanni Carlini, libero professionista-aziendalista,
docenza in Sociologia
dei consumi come della devianza, direttore
didattico on line per corsi
aziendali da parte dell'Isp
Italia, pubblicista,
docenza nella scuola
di stato, corrispondente
dall'estero per le società
editoriali: Spazio Tre
(segue il mercato
del florovivaismo con
particolare attenzione
alla crisi degli ultimi anni per GreenUp).
Per leggere gli appunti consulta
il www.giovannicarlini.com.
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