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::: Uno strumento per essere competitivi ULTIM’ORA di Francesco Tozzi
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Dopo oltre un anno di lavoro, il disciplinare “Fiore Giusto” ha ottenuto il riconoscimento
da parte di Ffp (Fair Flowers Plants), il più importante programma internazionale per
la certificazione etica e sociale per i fiori e le piante.
Una nuova opportunità per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più attento a
queste istanze ...
Ffp è un programma sviluppato dalle principali organizzazioni commerciali del settore,
in collaborazione con le associazioni di produttori dei più importanti Paesi e da una rete
di organizzazioni non governative di tutto il mondo, che si propone di promuovere la
produzione sostenibile di fiori e piante, diminuendo l’impatto ambientale delle coltivazioni
e stabilendo migliori condizioni sociali per i lavoratori. I capisaldi di questa certificazione
sono da un lato una certificazione ambientale (tipo Mps A o equivalente) e dall’altro il rispetto
dei requisiti del Codice Internazionale di Condotta redatto da un insieme di Ong e sindacati, che
intende garantire il rispetto dei diritti umani (libertà di associazione, salari minimi
garantiti, rispetto dell’orario di lavoro e non impiego di manodopera minorile) e delle norme
di buona condotta come la sicurezza dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente e il ridotto impiego di pesticidi.
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::: I DRAMMI “FIORITI”
Nelle coltivazioni di fiori del sud del mondo, tanti sono i drammi ambientali e le ingiustizie che subiscono i lavoratori.
- Violazione dei diritti sindacali.
- Impatto devastante sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici.
- Lavoro minorile.
- Discriminazione nei confronti delle donne.
- Inquinamento delle falde acquifere.
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::: Consumatore garantito
Questa iniziativa sta riscontrando sempre più successo, soprattutto nel nord Europa,
grazie anche a numerose campagne di sensibilizzazione, e già oggi in Paesi come Svezia,
Germania, Austria, Svizzera, Francia, Regno Unito e Olanda è possibile acquistare fiori
o piante certificati secondo lo standard Ffp. Finora questi prodotti arrivavano
principalmente dall’Olanda o da Paesi come Kenya, Ecuador, Etiopia, mentre ora sarà
possibile anche per i produttori italiano ottenere questa certificazione, che permetterà
di competere alla pari sui principali mercati europei.
“Fiore Giusto” è un’associazione nata nel 2007 per iniziativa della Bottega Solidale –
Movimento Fiori e Diritti, in associazione con il Distretto floricolo del Ponente Ligure,
Cgil, Cisl, Uil e il Mercato dei Fiori di Sanremo, a cui ha immediatamente aderito l’Ancef,
l’associazione nazionale degli esportatori di fiori, che si propone di sviluppare anche in
Italia una certificazione sociale e ambientale che garantisca i consumatori rispetto alle
condizioni di produzione dei fiori che acquistano: nata a livello regionale, intende però
diffondersi in tutto il territorio nazionale, coinvolgendo altri soggetti della filiera
produttiva e commerciale, e promuovendo al tempo stesso l’attenzione dei consumatori verso queste problematiche.
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::: L’IMPATTO SULLA SALUTE
Un numero sempre crescente di lavoratori e lavoratrici sono colpiti
da malattie causate dal lavoro in piantagione: emicrania, vertigini, nausea,
diarrea, eruzioni cutanee o svenimenti, tremito della mano e visione vaga,
problemi riproduttivi, morte al parto e difetti alla nascita tra i bambini,
riduzione della fertilità nelle donne e negli uomini, danni genetici.
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::: La palla ai distributori
Il primo passo è stato quindi la creazione di un disciplinare di produzione che potesse
adattarsi alla realtà italiana, ma che avesse al tempo stesso un riconoscimento internazionale,
attraverso un confronto con gli standard esistenti in altri Paesi: per questo motivo si è deciso di
coinvolgere il Rina, come ente di certificazione che possa garantire il rispetto di tali norme. Il
compito di svolgere questa operazione di “confronto” è stato svolto dall’Ucflor, che, essendo già
in possesso di una certificazione Global Gap (la prima in Italia per fiori e piante ornamentali)
ha potuto fornire le competenze necessarie per svolgere il lavoro di verifica dei requisiti
richiesti per la certificazione.
«Il riconoscimento del disciplinare “Fiore Giusto” da parte di Ffp rappresenta un primo
significativo successo nel processo fin qui avviato, in quanto questo è il primo schema
di certificazione riconosciuto al di fuori dell’Olanda – ha detto Cristiano Calvi,
presidente dell’associazione – adesso l’attenzione si sposta verso gli operatori del
settore, produttori e commercianti, che sanno di avere a disposizione uno strumento
che permetterà loro di essere pienamente competitivi, per rispondere alle esigenze
di un mercato sempre più attento a queste istanze».
::: Eliminare le ingiustizie
Il fiore, come è ben descritto nel sito dell’associazione (www.fioriediritti.org),
è il prodotto della natura, della semplicità, del dono. Eppure il fiore può nascere
da storie di sfruttamento, privazioni e abusi, può nascondere la storia di
centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini che in Ecuador, Kenya, Colombia,
Zimbabwe lavorano in condizioni inique. Violazione dei diritti sindacali, impatto devastante
sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici, lavoro minorile, discriminazione nei confronti
delle donne, danni ambientali, inquinamento delle falde acquifere, queste sono le caratteristiche
di gran parte delle piantagioni di fiori recisi nel sud del mondo.
La mancanza di protezioni contro i pesticidi (massicciamente utilizzati), i turni di
lavoro massacranti (con punte di giornate lavorative di 20 ore) sono causa di malattie
professionali tanto diffuse quanto gravi. Questo importante risultato e il lavoro dell’associazione,
vuole agire per migliorare le condizioni dei lavoratori, per eliminare ingiustizie e sfruttamento,
per ottenere condizioni di lavoro eque che diano dignità a chi lavora nelle piantagioni.
::: Tra lavoro femminile e sindacati
La dimensione dell'impiego femminile supera abbondantemente il 60% del totale degli addetti,
visto che il settore si presenta come una delle poche opzioni di impiego per le donne. Questo
fatto si ripercuote sulla vita sociale delle comunità, dato il ruolo fondamentale svolto
dalle donne nell'educazione dei figli e dalla funzione aggregativa della famiglia. La donna,
inoltre, è maggiormente esposta dell'uomo alle violazioni dei propri diritti. La disciplina a
tutela dei diritti della donna in caso di gravidanza è sistematicamente ignorata e violata. I
casi di molestie sessuali all'interno delle piantagioni riguardano, in alcuni Paesi, più del 50%
delle lavoratrici. Si registrano casi di violazione dei diritti delle donne durante il periodo
della gravidanza; in alcuni casi la gravidanza, a causa delle pesanti mansioni a cui vengono
obbligate, si conclude nell'aborto. Spesso, è negata la retribuzione durante il periodo di
maternità. In altri casi la gravidanza è causa di licenziamento.
E non è tutto. Instabilità del lavoro, salari iniqui,
mancato riconoscimento del lavoro extra, del diritto al riposo settimanale, alle vacanze pagate,
licenziamento senza giusta causa sono alcuni degli aspetti che caratterizzano la floricoltura nel
sud del Mondo. La libertà di associazione e di organizzazione sindacale rimangono diritti
garantiti solo sulla carta, basti pensare che delle circa 400 compagnie attive nella floricoltura
in Ecuador solo tre possono vantare l'esistenza di un sindacato interno. È prassi che le imprese
si rivolgano, per l'assunzione dei propri lavoratori, a aziende esterne, eliminando di fatto il
legame diretto e di conseguenza la responsabilità nei confronti dei lavoratori. Questa situazione
rende impossibile l'organizzazione di battaglie per il miglioramento delle condizioni di lavoro,
anche su questioni di primaria importanza come l'utilizzo di protezioni adeguate contro gli effetti
degli agenti chimici utilizzati nei campi, che sempre più spesso danno origine a malattie professionali
per le cui cure i lavoratori e le lavoratrici non hanno copertura. La paga media è sempre inferiore
al fabbisogno medio mensile della famiglia. In Ecuador è di 145 Usd, in Colombia 165 Usd, in Kenya
è di 28 Usd, in Tanzania è di 39 Usd (fonte Flp – Germany).
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::: UNA GIORNATA “TIPO”
In bassa stagione i lavoratori nelle piantagioni lavorano regolarmente circa 50 ore a settimana.
In alta stagione la settimana lavorativa è spesso di 70/80 ore. Gli uomini riferiscono di
svegliarsi intorno alle 5 del mattino; per le donne la sveglia è spesso prima, alle 3 del mattino
circa, in modo da terminare le faccende domestiche, dare da mangiare ai bambini e prepararli per la scuola prima del lavoro.
L’autobus arriva tra le 5 e le 5 e mezza. Una volta giunti alla piantagione tutti indossano le
divise da lavoro e devono aver occupato ognuno la propria postazione quando la campanella suona
alle 6 e un quarto. Il processo successivo alla raccolta, quello nel quale cioè i fiori sono
raggruppati per qualità e colore, impiega solo donne, mentre nella coltivazione e nei processi
d’imballaggio sono impiegati soprattutto uomini.
Il numero di ore lavorative giornaliere dipende dal reparto di impiego, ma un lavoratore tipo,
nel corso della bassa stagione, lavora dalle 6 e un quarto del mattino alle 3 del pomeriggio,
dal lunedì al venerdì, e dalle 6 e un quarto all’una del pomeriggio il sabato. Sono concessi
30 minuti per il pranzo e almeno una pausa di 15 minuti.
Durante l’alta stagione gli operai riferiscono di lavorare 14 o 15 ore al giorno, iniziando
alle 6 un quarto e spesso rimanendo al lavoro fino alle 10 o 11 della sera. A fine giornata
i lavoratori tornano alle loro case con gli autobus, e tutto ricomincia il giorno seguente. (www.usleap.org)
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