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::: Tutto sommato si vende PIANTE E FIORI di Paola Lauricella, ricercatrice Ismea
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Un primo bilancio sul settore florovivaistico evidenzia una debolezza della domanda
che ha pesato soprattutto sul segmento del reciso.
Mentre per le essenze in vaso, le ricorrenze hanno limitato di molto le perdite.
Nonostante le condizioni climatiche avverse ...
È possibile fare un bilancio, seppure incompleto, del primo semestre del 2009 sulla base dei dati pubblicati da
Ismea riguardanti consumi, produzione e vendite all’origine della filiera e al dettaglio.
Il settore ha risentito in misura inferiore rispetto ad altri comparti agricoli della crisi economica,
sembra impossibile, ma soprattutto in alcune ricorrenze e con andamenti molto diversi da zona a zona, le
vendite di fiori e piante hanno mantenuto discreti livelli, come nelle festività di Pasqua e per la festa
della mamma. Tra i due, il segmento del reciso ha avuto lunghi periodi contrassegnati da bassi prezzi,
nonostante la scarsa offerta, a causa di una domanda che tornava vivace negli ultimissimi giorni di
pre-ricorrenza. Anche nei periodi di vendite discrete, il comparto dei produttori con produzioni
frammentate e allo sbaraglio, accettavano prezzi tendenzialmente bassi anche quando il mercato
olandese di riferimento era in ripresa.
::: IN NETTO RITARDO
Riguardo alle piante, il segmento del vivaismo ha accusato maggiormente la minore disponibilità
economica di soggetti pubblici e privati, inoltre, il cattivo andamento meteorologico, con
continue piogge e rare schiarite, ha impedito agli appassionati di giardinaggio di rinnovare gli
spazi esterni. Le aziende toscane, lombarde, laziali e siciliane che sviluppano le loro vendite
sia in Italia che all’estero, hanno registrato ritardi nell’accrescimento degli alberi e arbusti,
ma i danni sono stati minori rispetto ai timori per le gelate e gli alti tassi di umidità che hanno
caratterizzato i primi mesi dell’anno. Le vendite sono risultate assai altalenanti per tutte
le aziende che producono piante e prodotti vivaistici, con una ripresa, per quelle orientate alle
ricorrenze. Le aziende con produzione di piante da esterno, hanno riscontrato migliori performance
con le vendite all’estero. Più difficile la domanda nazionale rispetto a quella estera, anche se
la stagione è cominciata con netto ritardo. Sul fronte degli ordini, alcune aziende hanno
registrato un discreto ritmo delle vendite fino a fine maggio e altre hanno continuato a
ricevere ordini anche a giugno.
::: L’OFFERTA CHE PAGA
La diminuzione delle vendite non sempre è stata causata dall’andamento della domanda, anzi.
Per alcune tipologie di piante (aromatiche, stagionali, fiorite da esterno) la produzione,
e di conseguenza l’offerta, è stata decisamente scarsa con relativa perdita di ordini e fatturato.
Ad esempio, le aziende lombarde e liguri non avevano gli standard giusti per la commercializzazione e
la produzione dei secondi e terzi cicli, perché le serre risultavano parzialmente piene a causa delle
mancate vendite dei mesi invernali.
Di conseguenza sono aumentate le importazioni proprio nei mesi in cui la domanda era più attiva.
Certamente la difficile congiuntura economica ha spinto gli appassionati di giardinaggio a spendere meno
e a scegliere, magari, lo stesso rampicante o la stessa pianta fiorita, ma di dimensioni più piccole.
Ma nello stesso tempo, secondo gli osservatori, i consumatori, sempre a causa della situazione economica,
hanno rinunciato a viaggi e a “gite fuori porta”, passando più tempo nelle proprie abitazioni cercando di
abbellirle. Ma il punto vendita – sempre secondo il rilevamenti di Ismea – non ha saputo sfruttare questa
tendenza, senza offrire risposte commerciali concrete. Osservando il comportamento della clientela presso
un garden è emerso che il consumatore è sempre più alla ricerca delle novità e, quindi, dell’innovazione.
Di fatto, sono andati meglio quei garden center in grado di offrire un’ampia scelta di piante sia in
serra fredda che in serra calda; mentre i centri di giardinaggio con un limitato approvvigionamento
hanno registrato vendite lentissime e un vero e proprio arresto per le piante fiorite.
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::: LE TENDENZE
- Il reciso ha registrato lunghi periodi contrassegnati da prezzi molto bassi.
- In alcuni casi, le produzioni sono state frammentate e poco articolate.
- Il vivaismo da esterno ha risentito maggiormente del difficile periodo di congiuntura economica.
- Migliori le vendite estere per le piante da esterno.
- Il garden non sempre ha saputo assecondare le esigenze del consumatore.
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::: IN MOSTRA IL CENTRO-SUD
“Una rassegna dedicata all'agricoltura del centro-sud alla nuova Fiera di Roma
è una scelta obbligata. Anche perché finalmente disponiamo di una struttura adeguata.
Ma su Florexpo l'attenzione è ancora maggiore: la nostra regione rappresenta una realtà
produttiva imponente e tecnologicamente avanzata. Se aggiungiamo la capacità evocativa
di Roma in un prodotto come il fiore e la pianta si comprende come una rassegna internazionale
dedicata al settore per noi sia assolutamente irrinunciabile.”
È quanto dichiarato dall’assessore all’agricoltura della regione Lazio Daniela Valentini
a proposito di Florexpo, il focus ospitato all’interno di uno dei sei saloni di Agriexpo
il nuovo appuntamento organizzato da Ros – società partecipata da Fiera di Roma e Senaf –
riservato agli operatori dell'agricoltura del centro e del sud Italia. La fiera, che si terrà
presso il polo fieristico della capitale dal 22 al 25 ottobre 2009, rappresenta
un’occasione di primo piano per favorire l’incontro e il confronto tra i florovivaisti
che troveranno in fiera, oltre al padiglione della flortecnica, un'offerta completa di
prodotti e attrezzature per tutti coloro che operano nella filiera agricola, compreso il
confezionamento, la logistica, le energie rinnovabili.
Un appuntamento che acquista una rilevanza ancora maggiore alla luce degli ultimi dati resi
disponibili dall’Arsial secondo cui il fatturato del settore florovivaistico nel Lazio, con
un giro d’affari annuo di circa 200 milioni di euro, 1.300 aziende e circa 10mila
addetti tra diretti e i indiretti, rappresenta il 5-6% dell’intero comparto agricolo. Un
primato al quale concorrono in modo preponderante le provincie di Roma e Latina, dove si
concentra oltre l’80% delle superfici lavorate (Roma con il 42% e Latina con il 39%).
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