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::: Nuova linfa alla fiducia SPECIALE CONSORZI di Stefania Medetti
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All’indomani dell’approvazione da parte del Senato del Decreto Legge 1195-B,
i consorzi guardano avanti e rilanciano la propria presenza sul territorio con
un progetto di “filiera certificata”. Senza trascurare il giardinaggio. Lo racconta il presidente di Assocap.
Colloquio con Marco Pancaldi ...
Cinquantaquattro consorzi, 1300 punti vendita sul territorio,
ma soprattutto, un’eredità storica e culturale di primo piano e una grande apertura
all’innovazione e alla sperimentazione. È questa, in sintesi, la fotografia più aggiornata
dell’universo dei consorzi italiani. Una realtà nel panorama nazionale dell’imprenditoria
del valore di ben 3,2 miliardi di euro di fatturato che Marco Pancaldi, presidente
Assocap racconta all’indomani dell’importante e attesa approvazione da parte del Senato
del Decreto Legge 1195-B che (fra le altre voci) disciplina i consorzi agrari. «Siamo a
un punto di svolta molto importante - commenta Pancaldi parlando con GreenUp -,
perché si tratta di un riconoscimento del ruolo dei consorzi che avrà un grande impatto
sia in termini di autopercezione che per quanto riguarda le attività dei consorzi.
La nuova legge, infatti, ci permette di impostare i nostri bilanci con un occhio attento
agli investimenti, di pensare al futuro in maniera strategica e in un’ottica di lungo periodo.
Le scelte del legislatore, non a caso, valorizzano la natura di sostegno all’attività dei
coltivatori diretti italiani propria dei consorzi che, vale la pena ricordarlo, non hanno
scopo di lucro».
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::: I PROGETTI FUTURI
- Investimenti immobiliari
- Prodotti “certificati”
- Progetto “Filiera Firmata”
- Potenziamento del settore garden
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::: PER UNA PRODUZIONE “FIRMATA”
A lato pratico, cosa cambierà? «I cambiamenti sono all’orizzonte. Tanto per cominciare,
i consorzi italiani posseggono moltissimi immobili che potranno essere riconvertiti in
certi casi e venduti in altri, per costruire nuove strutture fuori città, dove iniziare
a processare i prodotti dei coltivatori diretti italiani. Poter trattenere le plusvalenze ci
permette di reinvestirle e, fedeli alla filosofia che ci contraddistingue, ci muoveremo per
fare in modo di migliorare e accrescere la competitività dei coltivatori italiani». La nuova
frontiera dello sviluppo per il mondo dei consorzi, dunque, ha a che fare con la fase industriale,
quella che il presidente dell’associazione definisce come una nuova forma di aggregazione per la
lavorazione dei prodotti. Insomma, una nuova dimensione in cui il peso e il valore del consorzio
si faranno sentire ancora di più e in modo più articolato. Il progetto, ambizioso, ha già una sua
identità. «Lo definiamo un programma di “filiera firmata” , per aiutare gli agricoltori a
valorizzare al meglio i prodotti del proprio lavoro - prosegue Pancaldi -. Già adesso, infatti,
i coltivatori sono invitati a vendere i loro prodotti presso i nostri spazi, come nel caso
dei “farmer’s market” . Sulla base di questa esperienza e proprio in relazione al successo
ottenuto, vogliamo adesso andare oltre, proponendo prodotti “certificati” in una parte delle
nostre 1300 agenzie distribuite sul territorio». Il progetto è frutto di uno studio congiunto
con Coldiretti e prevede la valorizzazione del prodotto di agricoltura italiana, certificata
lungo tutta la filiera.
::: LA LEVA DEL GARDEN
Ma non è tutto. «Stiamo ragionando anche sulla possibilità di rilevare pastifici,
per produrre la “pasta dei consorzi” - anticipa ancora Pancaldi -, una risposta
corale ai bisogni dei consumatori laddove il singolo coltivatore non ha la possibilità
di intervenire da solo». Una sorta di vero Made in Italy, dunque, per valorizzare al
meglio la produttività. Le ambizioni guardano al mercato italiano che per l’associazione
è già un importante traguardo, ciò non toglie, però, che il marchio potrebbe avere un
fortissimo appeal come espressione del made in Italy oltre confine. Tutte novità di cui
il settore del garden potrebbe beneficiare, considerata la capacità di generare traffico
di questo tipo di iniziative. «Il garden è la prima, vera esperienza dei consorzi
diretta ai non agricoltori - osserva Pancaldi -. È sempre stato interpretato come
un modo per valorizzare le competenze nell’ambito dell’agricoltura che i consorzi hanno
messo a disposizioni dei consumatori, proponendo piante, attrezzature e prodotti per la
gestione del verde. Le aziende che hanno scelto di sviluppare questo settore hanno
capito che si trattava di una leva importante per migliorare i conti con risorse
non agricole e generare maggiore passaggio sul punto vendita». Il settore, nel tempo,
si è consolidato, ma ancora - fortunatamente - non si registra un ridimensionamento
dell’interesse dei consumatori. «Anzi, continuiamo a pensare in termini di crescita -
aggiunge il presidente dell’associazione -, con l’apertura di nuovi punti vendita per
intercettare il traffico in aree meno presidiate». Una panoramica che non manca di
ottimismo, come riconosce lo stesso Pancaldi: «C’è una gran voglia di credere e
investire in queste direzioni innovative. Un percorso in grado di valorizzare le
professionalità del nostro settore e le variabili legate alla fiducia che, da sempre,
il consorzio porta con sé».
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::: Ricerche/Un player dalle molte potenzialità
In base ai dati relativi alle attività 2008 misurati da Assocap su rilevazioni dei consorzi
agrari, il garden è la prima voce per quanto riguarda gli impianti industriali presso le
aziende sul territorio. Sono infatti 230 i punti vendita aperti nelle 1300 strutture.
Un numero di tutto rispetto, soprattutto in considerazione del fatto che le altre voci,
fra cui i negozi alimentari che rappresentano una parte importante e promettente della
strategia dei consorzi, sono di poco superiori al centinaio. È sul confronto con i magazzini
cereali (437), cuore storico della natura del consorzio, che si misurano le potenzialità di
crescita della categoria legate al verde. La riflessione, però, si impone sul fronte del giro
d’affari: le altre categorie merceologiche, infatti, “staccano” il garden di misura che, con
un fatturato a due cifre chiude la classifica. Vero è che il prezzo unitario medio di un
prodotto per il giardino non può certo competere con quello di categorie merceologiche
più “corpose” , per contro, sarebbe interessante valutare fino a che punto il marketing
ha preso in considerazione questi spazi - valorizzandoli, animandoli, abbigliandoli. Certo
è che nell’evoluzione dei consorzi non è difficile leggere una grande voglia di competere
sull’arena: basta leggere “in trasparenza” la crescita di produttività delle strutture
facenti capo all’associazione. Il giro d’affari, negli ultimi cinque anni, è cresciuto
di quasi quattrocento milioni di euro, con una progressiva accelerazione a partire dal
2006. Insomma: la sostanza non manca, da qui l’invito per il marketing: coltivare il
territorio.
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::: ALCUNI NUMERI
Ecco una rapida panoramica di alcune realtà del canale dei consorzi agrari. Si tratta di dati recuperati da GreenUp in tutto il 2008 attraverso delle interviste dirette realizzate con i direttori dei differenti consorzi agrari.
IL CAP DI BOLZANO
29 punti vendita, di cui 15 classificabili come garden center.
400 i metri quadrati minimi dedicati all’area garden.
15.000.000 il fatturato realizzato con il settore garden.
IL CAP DI MILANO E LODI
24 agenzie e filiale sparse su tutto il territorio.
100.000.000 di euro il fatturato totale.
5.300.000 euro il fatturato dei punti vendita orientati al garden.
IL CAP DI PARMA
200 miliardi il fatturato totale.
4.000 soci.
20.000 clienti.
Presente con il marchio Giardino & Fantasia.
IL CAP DI PISA
30.000.000 di euro il fatturato totale.
3,8% la quota rappresentata dal settore garden sul totale del fatturato.
IL CAP DI PADOVA E VENEZIA
140.000.000 di euro il fatturato totale.
42 punti vendita.
3,5% la quota rappresentata dal settore garden sul totale del fatturato.
IL CAP DI FORLÌ
92.000.000 di euro il fatturato totale.
29 punti vendita.
47 dipendenti.
IL CAP DI PERUGIA
60.000.000 di euro il fatturato totale.
25 agenzie sul territorio.
8% la quota assorbita dal settore garden sul totale del fatturato.
4.800.000 il fatturato realizzato con la vendita al dettaglio.
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