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::: Piattaforma senza forma
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Per molti potrebbe
rivelarsi la soluzione
per ottimizzare logistica
e trasporti e, così, trovare
nuova marginalità. Ma c’è
bisogno di progetti seri,
organizzati e professionali.
Altrimenti ...
La storia si ripete? Di fatto anche
nel florovivaismo ci sono cose
che vanno fuori di moda e altre
che ritornano. Questo revival avviene
anche per idee e progetti
fantasiosi che sono spesso riassunti
in termini come: sinergia, filiera, logistica,
eccetera, eccetera. Oggi è di moda il termine
‘piattaforma' e ovviamente la cosa è presentata
ed enfatizzata come la 'teriaca', vale a dire
quella medicina medioevale che i 'ciarlatani'
(guaritori e rappresentanti della professione
medica di quei tempi) vendevano per la cura
di tutti i mali.
Il concetto floricolo di piattaforma è ancora
confuso e annebbiato nelle menti dei più e pertanto
vale la pena di leggere la definizione che
si trova in wikipedia: “La piattaforma logistica
è un’area di movimentazione e stoccaggio
delle merci, collocata a monte dei terminal portuali
e integrata con un sistema di trasporto intermodale.
Essa è dotata di magazzini, servizi
gestionali, informativi e telematici e anche di capannoni,
dove possono essere svolte attività manifatturiere
per trasformare i semilavorati in prodotti.
Per molti versi si tratta di un ampliamento
del concetto dell'interporto.
La piattaforma logistica dovrebbe essere lo strumento
per razionalizzare e meglio organizzare
la catena trasporto – stoccaggio – distribuzione
in modo strategico, garantendo una penetrazione
efficace delle merci sui mercati nazionali
e internazionali. Essa rappresenta un nodo cruciale
nel sistema infrastrutturale del territorio
cui è collegata e la sua area varia in base al volume
delle merci da trattare”.
Per i floricoli più avanzati piattaforma è un
luogo di conferimento del prodotto, dove si
scarica il carrello da un camion, furgone o
giardinetta, si assembla, eventualmente con
altri prodotti, si carica si rispedisce il carrello, possibilmente quello danneggiato, da
qualche parte.
Ovvio che gli ordini consistenti e i prodotti
poveri o a basso costo unitario, ad esempio le
annuali, non dovrebbero passare in piattaforma,
ma essere caricati direttamente in azienda,
altrimenti i costi della manipolazione aumenterebbero
a vista d'occhio riducendo o azzerando
quella famosa marginalità che sembra
essere sempre più spesso latitante. Le aste olandesi
stanno cercando di organizzare in diversi
modi punti di raccolta, o se volete piattaforme,
anche in alcune importanti aree di produzione
del nostro Paese (Albenga, Latina, Puglia,
Sicilia). I tedeschi e i danesi stanno pensando
di andare oltre Albenga, ma i tempi non
sembrano essere dei migliori. Anche gli italiani,
i 'nostri' del tavolo florovivaistico, romanticamente
conosciuto come 'tavolo verde',
hanno progettato una ricerca sui flussi
dei prodotti e sui trasporti per vedere se sia
o no possibile sviluppare piattaforme.
Quanto esposto porta a diverse riflessioni e che
qui semplicemente si possono sintetizzare in:
1) Per organizzare una piattaforma è necessario
stabilire per che cosa: fiori recisi, piante in vaso,
piante mediterranee, piante da giardino.
2) Per tenere in vita la piattaforma e per renderla
efficiente non è sufficiente solo un lavoro
stagionale, ma occorre una certa continuità
nella produzione e un volume adeguato.
3) L'obiettivo delle aste (e mettiamoci Flora-
Holland e il circuito Landgard) è quello di
avere un vasto assortimento di prodotto disponibile
presso le loro sedi per collocare sul
mercato il loro prodotto ‘industriale', in questo modo, in un sol punto il cliente potrà
trovare tutto senza doversi recare nelle aree
di produzione, ovunque esse siano.
Si potrebbe andare avanti con molte altre considerazioni,
ma la domanda che adesso voglio
porvi è: negli ultimi 10 anni, sulla catena produttiva-
distributiva florovivaistica chi ha
guadagnato?
I produttori (no), i commercianti (no), i dettaglianti
come i garden, fioristi, eccetera (no),
i trasportatori (no), allora non vi viene da pensare
che ci debba essere qualcosa di sbagliato
nel sistema? Credete davvero che con le
piattaforme i prezzi aumenteranno?
Le piattaforme nei luoghi di produzione le avevamo
(i mercati), anche se non hanno mai funzionato,
i grossisti c'erano (poi è stata inventata
la catena corta… e la Gdo); notate bene, non
c'è niente di male nel cercare di abbassare i costi
e ottimizzare i trasporti, ma di fatto negli
ultimi anni i volumi di vendita sono aumentati
enormemente e i prezzi (utili compresi) sono
scesi vertiginosamente, la professionalità
anche. Il 14 luglio il tribunale deciderà se sospendere
o no il debito della UCFlor, la cooperativa
che gestisce il Mercato dei Fiori di Sanremo,
e che cosa avverrà del Mercato nessuno
lo sa. Ma per avere una idea del futuro basta
guardare il Comicent di Pescia, peccato che in
questo momento l'edilizia non viva i suoi momenti
migliori.
In sintesi: la piattaforma, senza organizzazioni
professionali, senza associazioni, senza cooperazione,
senza mercati, senza fantasia, senza
professionalità e amore per il proprio lavoro,
senza… ma con la mente piatta… Viva la vita!
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