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PEPE VERDE di Arturo Croci

MERCATO DEI FIORI SAN REMO ::: Piattaforma senza forma
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Per molti potrebbe rivelarsi la soluzione per ottimizzare logistica e trasporti e, così, trovare nuova marginalità. Ma c’è bisogno di progetti seri, organizzati e professionali. Altrimenti ...


La storia si ripete? Di fatto anche nel florovivaismo ci sono cose che vanno fuori di moda e altre che ritornano. Questo revival avviene anche per idee e progetti fantasiosi che sono spesso riassunti in termini come: sinergia, filiera, logistica, eccetera, eccetera. Oggi è di moda il termine ‘piattaforma' e ovviamente la cosa è presentata ed enfatizzata come la 'teriaca', vale a dire quella medicina medioevale che i 'ciarlatani' (guaritori e rappresentanti della professione medica di quei tempi) vendevano per la cura di tutti i mali.
Il concetto floricolo di piattaforma è ancora confuso e annebbiato nelle menti dei più e pertanto vale la pena di leggere la definizione che si trova in wikipedia: “La piattaforma logistica è un’area di movimentazione e stoccaggio delle merci, collocata a monte dei terminal portuali e integrata con un sistema di trasporto intermodale. Essa è dotata di magazzini, servizi gestionali, informativi e telematici e anche di capannoni, dove possono essere svolte attività manifatturiere per trasformare i semilavorati in prodotti. Per molti versi si tratta di un ampliamento del concetto dell'interporto.
La piattaforma logistica dovrebbe essere lo strumento per razionalizzare e meglio organizzare la catena trasporto – stoccaggio – distribuzione in modo strategico, garantendo una penetrazione efficace delle merci sui mercati nazionali e internazionali. Essa rappresenta un nodo cruciale nel sistema infrastrutturale del territorio cui è collegata e la sua area varia in base al volume delle merci da trattare
”.
Per i floricoli più avanzati piattaforma è un luogo di conferimento del prodotto, dove si scarica il carrello da un camion, furgone o giardinetta, si assembla, eventualmente con altri prodotti, si carica si rispedisce il carrello, possibilmente quello danneggiato, da qualche parte.
Ovvio che gli ordini consistenti e i prodotti poveri o a basso costo unitario, ad esempio le annuali, non dovrebbero passare in piattaforma, ma essere caricati direttamente in azienda, altrimenti i costi della manipolazione aumenterebbero a vista d'occhio riducendo o azzerando quella famosa marginalità che sembra essere sempre più spesso latitante. Le aste olandesi stanno cercando di organizzare in diversi modi punti di raccolta, o se volete piattaforme, anche in alcune importanti aree di produzione del nostro Paese (Albenga, Latina, Puglia, Sicilia). I tedeschi e i danesi stanno pensando di andare oltre Albenga, ma i tempi non sembrano essere dei migliori. Anche gli italiani, i 'nostri' del tavolo florovivaistico, romanticamente conosciuto come 'tavolo verde', hanno progettato una ricerca sui flussi dei prodotti e sui trasporti per vedere se sia o no possibile sviluppare piattaforme.
Quanto esposto porta a diverse riflessioni e che qui semplicemente si possono sintetizzare in:
1) Per organizzare una piattaforma è necessario stabilire per che cosa: fiori recisi, piante in vaso, piante mediterranee, piante da giardino.
2) Per tenere in vita la piattaforma e per renderla efficiente non è sufficiente solo un lavoro stagionale, ma occorre una certa continuità nella produzione e un volume adeguato.
3) L'obiettivo delle aste (e mettiamoci Flora- Holland e il circuito Landgard) è quello di avere un vasto assortimento di prodotto disponibile presso le loro sedi per collocare sul mercato il loro prodotto ‘industriale', in questo modo, in un sol punto il cliente potrà trovare tutto senza doversi recare nelle aree di produzione, ovunque esse siano.
Si potrebbe andare avanti con molte altre considerazioni, ma la domanda che adesso voglio porvi è: negli ultimi 10 anni, sulla catena produttiva- distributiva florovivaistica chi ha guadagnato?
I produttori (no), i commercianti (no), i dettaglianti come i garden, fioristi, eccetera (no), i trasportatori (no), allora non vi viene da pensare che ci debba essere qualcosa di sbagliato nel sistema? Credete davvero che con le piattaforme i prezzi aumenteranno?
Le piattaforme nei luoghi di produzione le avevamo (i mercati), anche se non hanno mai funzionato, i grossisti c'erano (poi è stata inventata la catena corta… e la Gdo); notate bene, non c'è niente di male nel cercare di abbassare i costi e ottimizzare i trasporti, ma di fatto negli ultimi anni i volumi di vendita sono aumentati enormemente e i prezzi (utili compresi) sono scesi vertiginosamente, la professionalità anche. Il 14 luglio il tribunale deciderà se sospendere o no il debito della UCFlor, la cooperativa che gestisce il Mercato dei Fiori di Sanremo, e che cosa avverrà del Mercato nessuno lo sa. Ma per avere una idea del futuro basta guardare il Comicent di Pescia, peccato che in questo momento l'edilizia non viva i suoi momenti migliori.
In sintesi: la piattaforma, senza organizzazioni professionali, senza associazioni, senza cooperazione, senza mercati, senza fantasia, senza professionalità e amore per il proprio lavoro, senza… ma con la mente piatta… Viva la vita!


 

PEPE VERDE ...

  

[dicembre 2011] Paura dell'INNOVAZIONE

[settembre 2011] MERCATO si ... MERCATO no

[giugno 2011] Piattaforma senza forma

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