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::: TORNARE A CRESCERE: il contributo delle imprese del Largo Consumo DISTRIBUZIONE a cura di Francesco Tozzi
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La proposta: maggiore
potere d’acquisto
per le famiglie a basso
reddito con figli,
rilancio dell’occupazione
femminile,
liberalizzazioni
e modernizzazione
della rete distributiva
sul territorio. Così
ripartono i consumi.
Anche quelli per il verde ...
Sono stati presentati i risultati di
una ricerca affidata a The Boston
Consulting Group da Indicod-Ecr, l’associazione italiana che
raggruppa 35mila aziende industriali
e distributive operanti
nel settore dei beni di Largo Consumo, e dell’Osservatorio
Cermes-Federdistribuzione sulle
liberalizzazioni in Italia. L’indagine propone
gli ambiti strategici di intervento e le modalità
con le quali rilanciare i consumi grocery
e dare una nuova spinta propulsiva all’intera
filiera. Sono tre i “pilastri” fondamentali su cui
poter articolare una efficace politica di ripresa
dello sviluppo: il sostegno diretto ai consumi
per le famiglie a basso reddito con figli,
il rilancio dell’occupazione femminile, un
nuovo programma di liberalizzazioni settoriali
e di modernizzazione della rete distributiva
sull’intero territorio italiano. Noi di
GreenUp, vogliamo prendere alcuni degli
spunti e stimoli che abbiamo raccolto e farli nostri, perché decisamente utili anche per il
nostro canale, che alla fine, vende prodotti di
Largo Consumo.
::: LE TRE INIZIATIVE
■ Sostegno diretto ai consumi delle famiglie
■ Sussidio mensile per famiglie
a basso reddito con almeno un figlio
■ Iniziativa incentrata sulla spesa in prodotti grocery
■ Rilancio dell’occupazione femminile
■ Aumento del reddito familiare disponibile
■ Creazione dei presupposti: flessibilità
orari di lavoro, agevolazioni fiscali per
donne/madri lavoratrici, servizi adeguati
■ Supporto alla modernizzazione del Paese
■ Liberalizzazioni settoriali per liberare
risorse per i consumi grocery
■ Modernizzazione della struttura
distributiva per aumentare possibilità
di scelta e concorrenza
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::: PER LA PRIMA VOLTA
Il settore del Largo Consumo è una realtà fondamentale
dell’economia italiana. È, infatti
del 4% l’incidenza del Largo Consumo sul
Prodotto Interno Lordo italiano. È circa il
20% la quota delle spese di ogni famiglia italiana
destinata all’acquisto di prodotti alimentari,
cura casa e cura persona. Significativo anche
il peso sull’occupazione: sono più di
800mila le persone che lavorano nel Largo
Consumo, di cui il 52% donne. Notevole anche
la capillarità della filiera del Largo Consumo
sul territorio: 30mila punti vendita della
distribuzione moderna, oltre 35mila imprese
del Largo Consumo, con una scelta tra migliaia
di prodotti e marche.
«Un comparto oggi caratterizzato da forte concorrenza – ha dichiarato Giuseppe Brambilla
di Civesio, presidente di Indicod-Ecr e
amministratore delegato del Gruppo Carrefour
Italia – che, grazie anche alla continua
innovazione, ad alti livelli di produttività, ai
meccanismi della libera contrattazione, può
garantire, giorno dopo giorno, un maggior
contenimento dei prezzi per i consumatori,
prodotti di qualità e servizi sempre migliori.
Ma non basta. Le imprese del Largo Consumo,
in questo momento di incertezza e di attesa
della ripresa economica, suggeriscono alcune
azioni che potrebbero stimolare la crescita
dei consumi».
Consumi che in Italia da anni crescono molto
lentamente (in linea con l’inflazione generale)
e, per la prima volta, nel 2009 hanno
manifestato una vera e propria contrazione
in valore assoluto (-2,2%; solo in leggera
ripresa nel 2010). Questo fenomeno è dovuto
a quattro cause fondamentali, di cui tre
di tipo strutturale - invecchiamento demografico,
basso livello di occupazione femminile,
aumento del peso delle spese obbligate a svantaggio
di quelle discrezionali - e una di tipo
congiunturale: la più grave recessione degli ultimi
settant’anni.
Durante la presentazione dei risultati, l’analisi
della situazione economica del paese curata
da Tito Boeri, Ordinario di Economia del lavoro
presso l’Università Bocconi di Milano,
ha introdotto il pensiero di Giuseppe De Rita,
Presidente del Censis, che ha sottolineato
come per rilanciare i consumi ci sia bisogno
di considerare due elementi chiave: la soggettività
e l’arbitraggio. «Oggi bisogna recuperare
il senso del desiderio – ha detto – ma ricordando
che i consumi non sono solo quantità.
I consumi vengono dopo un’implicita scelta di
qualità della vita e di qualità di se stessi».
::: SCELTE AL FEMMINILE
Tornare a crescere: sono tre i pilastri proposti
da Indicod-Ecr per il rilancio dei consumi: il
sostegno diretto ai consumi delle famiglie a
basso reddito con figli; il rilancio dell’occupazione femminile; le liberalizzazioni e la modernizzazione
della struttura distributiva del
Paese.
L’intervento di Lamberto Biscarini, partner
& managing director di The Boston Consulting
Group, si è concentrato sui primi due:
1 - Il sostegno diretto ai consumi delle famiglie
a basso reddito con figli.
La famiglia con figli è il cardine della proposta:
essa costituisce l'elemento di traino dei consumi
attuali e la base per lo sviluppo di quelli
futuri. Ogni famiglia con figli, infatti, spende
circa 100 euro in più al mese per il primo figlio
e 60 euro per il secondo in prodotti grocery.
La proposta prevede un sussidio alle famiglie
a basso reddito con almeno un figlio,
attraverso un contributo mensile tra i 100 e i
200 euro, a seconda del numero di figli, per sostenere
i consumi grocery. Si tratta di una leva
ampiamente sperimentata negli Stati Uniti
(programma Snap), dove grazie a questo intervento
è stato possibile rilanciare i consumi
grocery del paese nel 2009 e 2010. In Italia, si
stima potrebbe avere un impatto sui consumi
grocery tra 2,5 e 5 miliardi di euro all’anno.
2 - Il rilancio dell’occupazione femminile.
L’Italia sconta uno storico gap nei confronti
della maggior parte delle economie sviluppate
in termini di impiego femminile. Una maggiore
partecipazione delle donne alla forza
lavoro del paese produrrebbe un circolo virtuoso
che favorirebbe sia la crescita del Pil
e dei consumi sia l’incremento del numero
medio di figli nel nostro paese.
Questa proposta ha l’obiettivo di stimolare
la creazione dei presupposti per la ripresa dell’impiego
femminile italiano: maggiore flessibilità
negli orari di lavoro (ad esempio, part
time), agevolazioni fiscali per le donne e le madri
lavoratrici, sviluppo su larga scala di servizi
a sostegno delle madri lavoratrici (ad esempio,
asili nido). Si stima che questa iniziativa,
a regime, a fronte di un aumento di 5-10
punti percentuali di impiego femminile, avrebbe
un impatto sui consumi tra 12 e 22 miliardi
di euro, di cui tra 2 e 4 miliardi di euro sui
consumi grocery.
::: SPERATE LIBERALIZZAZIONI
L’intervento di Roberto Ravazzoni, Ordinario di Economia e gestione
delle imprese, Università di Modena e Reggio Emilia - Cermes Bocconi,
si è concentrato sul terzo pilastro:
3 - Le liberalizzazioni e la modernizzazione della struttura distributiva
del Paese.
«Nell’Osservatorio Cermes-Federdistribuzione sulle liberalizzazioni
in Italia – ha dichiarato Roberto Ravazzoni – abbiamo stimato che le
liberalizzazioni dei mercati della distribuzione alimentare, dei carburanti
e dei farmaci, così come delle banche e delle assicurazioni, varrebbero
22,7 miliardi di euro».
La modernizzazione del paese ipotizzata attraverso le liberalizzazioni e
la modernizzazione della rete distributiva della Gdo apporterebbe significativi
vantaggi per le famiglie, liberando risorse potenzialmente da
destinare ai consumi.
Alcuni settori sono stati protetti per troppo tempo dal confronto competitivo:
due esempi sono la distribuzione dei carburanti e quella dei
farmaci da banco, che evidenziano interessanti voci di risparmio per le
famiglie italiane. Secondo le stime prudenziali condotte nell’ambito
dell’Osservatorio Cermes-Federdistribuzione, gli interventi pro-concorrenza
proposti porterebbero a ridurre il peso della spesa per carburanti
di oltre mezzo miliardo di euro e quella per i farmaci di circa
50 milioni di euro.
Non c’è dubbio ormai, il consumo cambia, cambiano i modi, gli atteggiamenti
e i luoghi del consumo. E le velocità. E oggi siamo più certi
che mai che il consumo non vuol dire quantità e non bisogna dimenticarsi
di due comportamenti “nelle mani” del consumatore: la soggettività
e l’arbitraggio.
::: CHI È INDICOD-ECR
Indicod-Ecr è l’associazione italiana che raggruppa 35mila aziende
industriali e distributive operanti nel settore dei beni di largo consumo.
Il suo obiettivo è di facilitare relazioni, rapporti, scambi di informazioni
tra le imprese e rendere più efficiente tutta la filiera
produttore/distributore/consumatore.
E lo realizza attraverso la diffusione di standard e modelli adottati
a livello mondiale: dal ben conosciuto codice a barre, alla comunicazione
elettronica B2B fino alle nuove etichette in radiofrequenza.
(www.indicod-ecr.it - www.tendenzeonline.info)
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