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DISTRIBUZIONE - prima pagina

::: Il business delle medie superfici
PRIMA PAGINA di Giulia Arrigoni
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In un panorama dove la distribuzione associata cresce con percentuali a due cifre, le formule di associazionismo e i centri dalle medie estensioni rappresentano un binomio che potrà cambiare l'assetto futuro della moderna distribuzione del bricolage, in Italia.

Come evidenziato dalla recente presentazione dell’Osservatorio Indicod, il mercato del bricolage viene stimato in una cifra superiore ai 10 miliardi di euro (dato 2007). Di questi circa il 25% è ad appannaggio della grande distribuzione specializzata; canale che, secondo quanto dichiarato da GfK, ha fatto registrare un incremento - negli primi sette mesi dell’anno - superiore al 10 per cento. Alla fine di giugno 2008 le insegne della Gds del bricolage potevano contare su oltre 680 punti vendita per oltre 1,5 milioni di metri quadrati di superficie espositiva. È in questo scenario che il 1° agosto scorso il Gruppo Kingfisher ha annunciato la vendita dei 30 magazzini Castorama al gruppo Adeo (Leroy Merlin, Bricocanter e Bricoman). A meno di sorprese da parte del garante, che si pronuncerà tra dicembre e febbraio, il gruppo francese rappresenterà, in questo modo, più del 10% del mercato italiano del bricolage e circa il 50% del giro d’affari della Gds.
Uno vero e proprio “scossone” per il mercato e, in questo contesto, è facile immaginare una situazione piuttosto “effervescente”, sia per la produzione sia per la distribuzione; una distribuzione che è in gran parte rappresentata da insegne che propongono un’offerta in franchising o che sono riunite in consorzio (ben 11 su 18). Realtà di tutto rispetto che, sul totale, pesano per il 79% in termini di punti vendita (Bricocenter compresa) e il 57,5% come superficie di vendita: una superficie che in termini di media per punto vendita è di 1.600 metri quadrati. (quella comprensiva di tutte le insegne è di poco superiore ai 2.400 metri quadrati).
Nel primo semestre del 2008 sono state ben 42 le nuove aperture e di queste 15 in affiliazione. Ma di che natura? In generale sembra essere il franchising la formula preferita dagli indipendenti che decidono di aderire a un’organizzazione, tant’è che questa categoria oggi rappresenta quasi il 63% sul totale negozi e il 42% come superficie espositiva.
Per contro la formula del consorzio pesa per il 17% come punti vendita e il 16% come superficie espositiva.

::: Di più al sud
Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto, ancora una volta la ricerca Indicod che ha realizzato un supplemento di analisi sulle medie superfici e l’affiliazione. In particolare l’approfondimento ha riguardato i negozi con una superficie espositiva inferiore ai 1.500 metri quadrati, ovvero il 46% del campione totale. Di questi il 31% è ubicato al sud, il 29% a nord ovest, il 13% a nord est e il 26% in Centro Italia. Se abbiniamo media superficie e affiliazione, troviamo una percentuale vicina all’80% per le regioni centrali.
Tra le regioni più favorite dallo sviluppo, in questo primo semestre vanno evidenziate: la Sardegna, la Calabria e la Campania
, anche se la Lombardia rimane ancora la prima regione per numero di aperture.
Inoltre, va considerato che, alcune insegne stanno lavorando a favore di una rete con metrature più ampie. Ciò comporta una selezione degli affiliati e la scelta di una più precisa strategia di sviluppo.

::: Evoluzione oltre confine
Sulla base di quanto fin qui esposto, come potrà diventare la distribuzione del bricolage in Italia? Il percorso fin qui delineatosi non potrà che continuare: ma in che modo? Se è più semplice fare previsioni per i due “grandi” Gruppo Adeo e Obi, decisamente più interessante potrà rivelarsi il futuro, per le insegne rappresentanti le medie superfici e che fanno affiliazione. Intanto il parco negozi esistente: parliamo di centri brico indipendenti o di ferramenta tradizionali. Dai primi è possibile ipotizzare la nascita di nuove reti (abbiamo presentato Brikò in uno dei numeri precedenti), dall’altra va segnalata la sostanziale staticità del canale tradizionale: le nuove generazioni spesso non hanno nessuna voglia di proseguire e chi lo fa sempre di più sceglie di specializzarsi verso un’utenza professionale, liberando bacini d’utenza. Tuttavia, tra le circa 10 mila ferramenta e utensilerie presenti sul territorio nazionale molte si troveranno nella condizione di scegliere se chiudere, scegliere un percorso di elevata specializzazione, oppure entrare a far parte di un gruppo più potente in termini di contrattazione e servizio offerto alla clientela. Nel fare delle ipotesi su come potrà delinearsi il futuro della media superficie di bricolage in Italia, è interessante dare uno sguardo su quanto già verificatosi in alcuni Paesi europei. E non solo. In questi termini una sostanziale diversità ci deriva dalle nazioni di cultura anglossassone che hanno avuto uno sviluppo simile e molto particolare.
L’allusione va alla Gran Bretagna dove nel 1970 il dettaglio tradizionale era costituito da 25 mila negozi indipendenti, mentre oggi se ne contano 6.500. Oggi le medie metrature che hanno aderito a formule di aggregazione hanno preferito di gran lunga il consorzio, come le insegne Home Hardware (250 negozi, compresi tra i 350 e i 900 metri quadrati) e Mica hardware (195 punti vendita che vanno da 93 a 1.000 metri quadrati). Del tutto assente il franchising così come negli Stati Uniti, dove, a fronte di un numero molto basso di insegne - 10 - esistono tre attori, anche in questo caso, solo di carattere cooperativo: Ace Harware con 4.700 punti vendita, Do It Best con 4.100, Tre Value con 5.400 negozi. Insieme rappresentano oltre il 50% della moderna distribuzione del bricolage statunitense, con un elevato livello di servizio offerto al cliente: assistenza alla vendita “step-by-step”, progettazione, noleggio, prodotti a marchio, programmi di loyalty, eccetera.
Una via di mezzo è rappresentata dalla vicina Spagna dove lo spirito di associazione è altrettanto forte e l’incidenza dei consorzi e forme cooperative è di gran lunga più elevata rispetto alla formula in franchising.

::: Più vicine al modello italiano
Tuttavia il futuro dell’Italia del bricolage sembra essere più prossimo a quanto verificatosi in Germania o, ancora meglio, in Francia. Nella prima situazione, diversamente dalle realtà anglosassoni, è il franchising a fare la parte del leone.
Complice, una domanda proveniente da imprenditori extra settore con capitali da investire in un’attività commerciale ad elevato rendimento. Qui la Gds ha un peso molto simile a quello italiano, ed è importante la quota di mercato relativa alle rivendite edili, che è superiore all’8 per cento. In Germania, per esempio, le prime 10 insegne rappresentano quasi il 90% del fatturato e di queste, ben sei fanno affiliazione.
Ma più affine e interessante, per la nostra situazione, è la realtà francese con una presenza più equilibrata d’insegne in franchising e consorzi. Una situazione che, insieme al forte sviluppo della moderna distribuzione, ha prodotto le formule più innovative.
Il riferimento va, ad esempio, agli assortimenti. Infatti dopo aver attraversato la nostra stessa situazione - tutti che offrono tutto - le medie insegne hanno iniziato a differenziarsi: ad esempio Mr Bricolage - oltre 480 punti vendita - ha dato vita a due nuovi concetti: “Au Coeur de la Maison” per i centri superiori ai 2.000 metri quadrati e “Au Coeur des Metiers” per quelli inferiori. Così come la trasformazione in “Magasin Passion” focalizzati sulla decorazione, per alcuni centri a insegna Bricorama - 80 centri -. Cofaq con la nascita di tre marchi Brico Pro - fino a 3.000 metri quadrati per il grande pubblico; Master Pro - entro 2.000 metri quadrati per i professionisti- e Master Mat per l’edilizia.
O ancora Bricomarchè che ha individuato tre diversi formati: 1.500, 2.300 e 3.000 metri quadrati. In una parola: il multiformato. Insegne che hanno fatto delle scelte precise e propongono declinazioni di assortimenti a seconda del target e del bacino d’utenza. Ma non solo. Visto che anche in Francia Castorama e Leroy Merlin fanno oltre il 60% del mercato della Gds francese, prosegue il percorso di collaborazione e razionalizzazione tra le insegne “minori”. Su tutti l’accordo strategico, del 1° ottobre scorso, tra Brico Pro e Le Club (Les Briconautes). L’accordo ha fatto nascere una struttura d’acquisto Le Colibri che serve 650 punti vendita, per 390 milioni di euro di fatturato, e si prospetta un’unione tra i marchi tra il 2010 e il 2011.

 

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