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DISTRIBUZIONE - protagonisti

Michelangelo Rainone,
direttore generale di Botanic in Italia ::: Botanic, una palpabile passione
di Mauro Milani
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L’insegna francese, ormai ampiamente radicata in Italia, mette al centro della propria attenzione il consumatore e si impegna a far crescere quella cultura del verde fatta di passione e di conoscenza. Ne abbiamo parlato con Michelangelo Rainone, direttore generale di Botanic in Italia.


Come abbiamo più volte sottolineato dalle pagine di GreenUp, la distribuzione in Italia di prodotti per il giardino è ancora piuttosto confusa: i garden center strutturati e multimerceologici sono pochi, i più ottimisti parlano di 300 unità sul territorio nazionale, e la distribuzione “tradizionale”, come possono essere le ferramenta o i colorifici nel bricolage, non esiste o quantomeno è molto limitata dalle normative vigenti. In questo quadro spicca dal 2002 la presenza di Botanic, l’unica insegna internazionale tutta dedicata al verde che abbiamo in Italia: una presenza importante non solo per i suoi attuali 6 punti vendita o per i suoi obbiettivi di sviluppo, ma soprattutto perché ha introdotto nel nostro mercato un approccio di marketing che non si limita al prezzo, al prodotto e alla sua vendita al consumatore ma che mira a un allargamento del mercato e a un incremento dei consumi puntando sulla diffusione della cultura del verde e su un approccio naturale e biologico con la vita nella propria casa, tenendo conto che i confini della casa non sono le pareti domestiche ma la recinzione del giardino.
Ne abbiamo parlato con Michelangelo Rainone, direttore generale di Botanic in Italia. “Nella filosofia di Botanic - spiega Michelangelo Rainone - il verde non è solo un momento decorativo della casa, ma è un’espressione di benessere, di armonia. Per questo motivo dobbiamo intervenire sulla cultura del verde in Italia. Vogliamo stimolare la passione e l’amore per il verde, vogliamo che i nostri punti di vendita diventino luoghi di incontro, di scambio di idee ed esperienze.”

Un proponimento molto affascinante, ma soprattutto è quello che serve a un mercato, come quello italiano, che deve ancora crescere e a un consumatore che ha bisogno di punti di riferimento. Però, nel dettaglio, come pensate di affermare presso il pubblico questa vostra impostazione?
Sappiamo che non è un obbiettivo semplice e nemmeno veloce da raggiungere, però abbiamo già cominciato a lavorarci. Molto importante è per esempio la costituzione del Club di Botanic a cui i nostri clienti si possono iscrivere per accedere, oltre a sconti e a promozioni, a tutte le iniziative che organizzeremo per loro, per far crescere le loro conoscenze e il loro amore per il verde. Alludo a serate a tema, a incontri didattici ad appuntamenti per conoscersi e molto altro.

::: Il cliente al centro dell’attenzione
Quanti sono ad oggi gli iscritti al Club?
A un anno dalla partenza dell’iniziativa sono circa 15 mila. Una cifra che ci soddisfa, ma sappiamo che si può fare molto di più e lo faremo. Il Club per noi è molto importante perché ci consente di stare vicino ai nostri clienti, o per meglio dire ad ogni nostro singolo cliente. Le comunicazioni del Club non sono generiche, non parlano di tutto a tutti, bensì sono mirate sulle specifiche esigenze manifestate dal cliente nel suo percorso di socio del Club.

L’esperienza del Club, che ci pare effettivamente molto diversa da una normale Tessera Fedeltà, è certamente interessante, però possiamo rientrare nel punto di vendita? In che modo questa vostra filosofia viene percepita durante una visita nel negozio?
I nostri punti di vendita sono ovviamente il primo e principale veicolo per comunicare con la gente. In primo luogo il buon esempio: in questo 2008 ci stiamo concentrando per rendere effettiva la nostra scelta che prevede la vendita del 100% di prodotti ecologici e biologici. È una scelta importante e impegnativa, però la riteniamo doverosa se davvero vogliamo parlare di cultura verde. In Francia ormai i prodotti chimici non esistono più nei punti di vendita Botanic, in Italia ci siamo molto vicini. Vogliamo essere riconosciuti come un’insegna che ha a cuore la salute dei proprio clienti, ma anche la tutela dell’ambiente, in questo senso penso ai packaging e alle problematiche di smaltimento dei rifiuti. Intendiamo intervenire in una logica biologica ed ecocompatibile anche nella progettazione e costruzione delle nostre strutture. Naturalmente ci occorre tempo, ma su questi temi siamo molto determinati e anche su questi temi vogliamo creare sensibilità e aggregazione tra i nostri clienti. È importante parlarne.

::: Botanic, un nuovo modo di vivere
Devo dire che è molto interessante e importante questa volontà di confronto, di aggregazione intorno a un tema tanto importante e d’attualità come è il verde, la sua cura e il suo posizionamento nella scala dei valori della nostra società, al momento purtroppo un po’ decadente. È insolito per l’Italia che sia un’insegna distributiva di prodotti di consumo a decidere di intervenire in questo senso. Un impegno del genere mi fa venire in mente le librerie Feltrinelli non la Standa. O mi sbaglio? In effetti non si sbaglia, tanto che anche noi, oltre alle serate tematiche in cui parlare delle problematiche legate al verde, stiamo organizzando dei corner café all’interno dei nostri negozi proprio per creare momenti di conoscenza e di scambio di idee e esperienze tra i nostri clienti e per sfogliare libri e riviste che metteremo a disposizione.
Attualmente abbiamo un corner “Café” nel negozio di Montebello, ma abbiamo intenzione di estendere questa esperienza a tutti i punti di vendita. Sto lavorando anche ad una biblioteca da mettere a disposizione di tutti gli iscritti al Club. Una biblioteca con volumi e riviste particolari, difficilmente reperibili, che i nostri iscritti potranno consultare al nostro Café oppure prendere in prestito come nelle normali biblioteche.

Tutto questo però significa riposizionare l’insegna Botanic in Italia ad un livello diverso. Il vostro slogan era “Botanic: flora, fauna e shopping”. Non vi va un po’ stretto adesso?
È vero e in questo senso voglio farle una confidenza. Proprio per esprimere al meglio questa nostra impostazione di insegna e questa volontà di portare il verde da un piano decorativo a una scelta per il benessere della famiglia, tra poco usciremo con una variazione della nostra definizione di Botanic. Quella nuova sarà: “Botanic, un nuovo modo di vivere”.

Siamo ormai quasi in chiusura di intervista. Affrontiamo qualche tema un po’ più commerciale. Chi sono e qual è il vostro rapporto con i fornitori?
Il rapporto è ottimo e per quanto riguarda “chi sono” devo dire che noi non abbiamo alcun tipo di preclusione. Quelle che noi cerchiamo sono le migliori soluzioni in termini di prodotto e di servizio. Certamente avendo la possibilità di collaborare con i nostri colleghi compratori francesi ne approfittiamo. Per esempio per i prodotti per la decorazione della casa, che vogliamo siano originali rispetto all’offerta che si trova normalmente sul mercato italiano, attingiamo per quasi il 70% della nostra gamma dalla Francia. Questo mi consente di offrire al nostro cliente prodotti esclusivi. Nelle merceologie vegetali lavoriamo invece molto con i produttori italiani e olandesi, mentre in Francia ci approvvigioniamo solo delle piante perenni e del roseto.

Come giudica i fornitori italiani?
Diciamo che quelli che sono cresciuti seguendo lo sviluppo e le nuove esigenze del mercato sono cresciuti molto bene. In generale lavoriamo ottimamente con loro anche perché dimostrano una flessibilità e una disponibilità alla collaborazione superiori a quella di molti fornitori stranieri.

Per concludere: a quando le prossime aperture?
Certamente nel 2009 prevediamo una nuova apertura e poi andremo avanti con un’apertura all’anno. Forse riusciremo a fare anche di più però non voglio sbilanciarmi in tal senso. Almeno nell’immediato preferiamo aprire vicino ai centri commerciali leader integrandone l’offerta, valutando di volta in volta le posizioni più opportune e appetibili.

 

DISTRIBUZIONE ...

  

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