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EDITORIALE

Marketing Green, Consumi Verde VERSO CONSUMI PIU' SOBRI di Giovanni Carlini
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È cambiato il gusto e il modo di intendere il prodotto da parte del cliente finale. È tempo che produttori e distributori intercettino le nuove tendenze. E in futuro, qualcuno resterà e altri scompariranno ...

Oggi è sabato, siamo verso fine mese. Come sempre prendo le ultime 20-25 copie del Sole 24Ore e prima di cestinarle, riguardo rapidamente tutto. Si tratta di un’operazione di ripasso che dura circa tre ore, ritrovando i diversi articoli già letti e sottolineati, su cui ci sono anche degli appunti, spesso non generosi su chi ha scritto. Da ciò segue l’archiviazione.
Così riesco a far scorrere un tratto di tempo effettivamente minimo (neppure un mese) ma molto intenso, rendendomi conto di quanto quest’era corra, pur portandosi con sé un mondo di particolari. Grazie alla visione d’insieme delle quasi 1300 pagine sfogliate, provo a trarre delle sintesi.

 

::: STRUMENTI DA RISCOPRIRE
In questo periodo particolare, per un’azienda che vuole restare sul mercato, qualsiasi sia il segmento di attività, il fatto se intercetta o no le nuove tendenze. Validi strumenti per operare nella direzione giusta possono essere i seguenti:
■ Adeguato piano di marketing
■ Adeguata politica commerciale
■ Consapevole gestione del personale
■ Attuazione di una “strategia d’insieme”
■ Sviluppo di una “strategia di qualità



Il caso Pomigliano, la Grecia, lo scivolamento verso la deflazione, l’euro che non può morire ma il dollaro che non sta meglio, l’inutile litigiosità della politica, l’assenza di visuali, il calo produttivo del 70% per qualche impresa del settore automotive, l’export che tira, ma rappresenta solo una zattera per un mercato fermo, e un insieme d’altri mini aspetti generano in me una domanda. Com’è possibile che ci siano interi settori che crollano nell’arco di pochi mesi? C’è poi l’inchiesta dove si scopre che la maggioranza degli imprenditori italiani più che temere l’insoluto è certa di una forte contrazione della domanda, in questo 2010. Se il quadro è questo, allora la sintesi non può che essere la seguente:
a) il confronto per stabilire come sale o scende la produzione, non può essere applicato sul 2009 ma deve risalire a prima del giugno 2008 (inizio ufficiale della grande crisi odierna);
b) se un bene (vedi autovettura) cade in termini di produzione con valori così grandi e in pochissimo tempo, non si tratta più solo di crisi, ma di un cambio nei gusti e desideri dei consumatori;
c) è in atto uno spostamento dei bisogni verso nuovi modelli comportamentali di consumo più sobri, ecologicamente evoluti, non necessariamente più semplici sul piano tecnico, ma certamente accessibili e facili nell’uso;
d) nel nuovo identikit di prodotto c’è uno stile di vita che cambia. Non è vero che tale evoluzione sia stata indotta dalla crisi, ma trae forza da nuovi modelli sociali. Ad esempio con il taglio delle pensioni (nel 1978 ci si ritirava con il 98% dello stipendio, nel prossimo futuro, per detta del Governatore della Banca d’Italia, si parla del 45%) stiamo modificando le regole sociali di base. Nella mia generazione i genitori erano più ricchi dei figli, oggi stiamo andando verso un modello di società “rovesciato”, per cui i giovani, nell’indefinitezza del lavoro alternante, saranno più ricchi dei loro genitori. Che sia giusto o sbagliato non lo so, da sociologo rilevo il cambio d’impostazione con gusti, pensieri, bisogni completamente diversi.
Per un’azienda che vuole restare sul mercato, qualsiasi sia il segmento d’attività, il punto è se intercetta o no le nuove tendenze, che ancora non sono chiare per gli stessi consumatori alla ricerca di “altro”. Resterà protagonista chi saprà educare il cliente al suo prodotto e si preoccuperà di collaborare nel fare insieme qualcosa che serva a entrambi: per l’azienda che produce e chi consuma. Questo bisogno di formare il cliente però, non può più essere perseguito con la pubblicità massiccia, come fatto nei decenni precedenti, perché anche quel modello espressivo è superato.
Purtroppo così il mondo si fa ancora più complesso e selettivo. Per navigarci serve utilizzare senza indugio tutti gli strumenti conosciuti ovvero un piano di marketing, una politica commerciale che ne esegua i diversi passaggi, una del personale, una strategia d’insieme, una di qualità. A ben guardare sono aspetti noti a tutti, ma non applicati, ed ecco perché qualcuno resterà e altri scompariranno.

 

Crisi ed economia del verde ::: L’ESPERTO IN MATERIA
Giovanni Carlini, libero professionista aziendalista, docenza in Sociologia dei consumi come della devianza, direttore didattico on line per corsi aziendali da parte dell'Isp Italia, pubblicista, docenza nella scuola di stato, corrispondente dall'estero per le società editoriali: Spazio Tre (segue il mercato del florovivaismo con particolare attenzione alla crisi degli ultimi anni per GreenUp), opinionista per siderweb.com (il portale dell'industria siderurgica italiana) e analista di mercato per la casa editrice Tecniche nuove. Per leggere gli appunti consulta il www.giovannicarlini.com.



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