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DISTRIBUZIONE

DISTRIBUZIONE LOGISTICA MAGAZZINO ::: Come migliorare il MAGAZZINO?
    SUPPORTI a cura di Maddalena Bredice
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A questa domanda ha voluto dare una risposta un nuovo manuale di “sopravvivenza professionale”, con suggerimenti utili per gestire al meglio i flussi della moderna logistica. Uno strumento per i rivenditori ...


Come scegliere gli scaffali giusti per il magazzino? Come movimentare pallet e colli? Come trovare il giusto compromesso tra automazione e risorse umane? Insomma: come far funzionare meglio il magazzino?
Domande che trovano risposta in Migliorare il Magazzino (Sopravvivendo per Raccontarlo), il manuale di sopravvivenza professionale scritto da Stefano Bianchi, consulente logistico che vanta un’esperienza più che ventennale in questo campo. Centosessanta pagine concrete, ricche di dati e non prive di ironia dedicate ai professionisti della logistica, della supply chain e dei magazzini, e pubblicate da Loft Media Publishing, casa editrice milanese specializzata in formule editoriali innovative indirizzate principalmente al mondo delle professioni e della creatività.

 

::: LE OTTO ERRE
■ Right material: i materiali giusti
■ Righ quality: la quantità giusta
■ Right quality: la qualità giusta
■ Right place: il luogo giusto
■ Right time: il tempo giusto
■ Right method: il giusto metodo
■ Right cost: il costo giusto
■ Right impression: la giusta percezione



::: Un unico obiettivo
Tredici capitoli con consigli pratici e accattivanti iconografie, con un unico obiettivo: spiegare come rendere un magazzino migliore o costruirne uno da zero che funzioni davvero.
Si tratta un utile strumento “per imparare a gestire un magazzino in modo efficiente, con la garanzia di non rischiare di addormentarti mentre lo leggi”. L’ironia è, infatti, il fil rouge di un testo interessante nel suo genere, che funziona come un manuale, ma si legge come un romanzo.
«Migliorare il Magazzino (Sopravvivendo per Raccontarlo) è la prima di una serie di guide dedicate al mondo del lavoro non prive di una buona dose di umorismo – spiega Paolo Conti, amministratore delegato di Loft Media Publishing –. Manuali pratici ed efficaci scritti da professionisti che possono fornire un aiuto concreto a chi lavora, o intende lavorare in uno specifico ambito professionale».

 

::: IL TECNO DIZIONARIO
Supply chain. La catena logistica. Il termine “chic” per definire la logistica. Si parla di catena logistica aziendale, comprendendo tutte le attività logiche svolte all’interno di un’azienda: dagli approvvigionamenti fino alla distribuzione. Si parla anche di catena logistica estesa, comprendendo la filiera nella quale è inserita l’azienda, a valle dei propri fornitori e a monte dei propri clienti.
Lead time. Tempo di attraversamento: è il tempo che intercorre tra un paletto iniziale e un paletto finale. Un esempio di lead time è quello di evasione dell’ordine di un cliente: il tempo che intercorre tra il momento nel quale viene ricevuto l’ordine e il momento nel quale la merce viene consegnata.
Just in time. Metodo di gestione delle attività che prevede di fare le cose solo quando servono. In Italia non sempre riscontra grande successo, anche perché in teoria contempla l’eliminazione dei magazzini e delle scorte.
Handling. Manipolazione, movimentazione… Di difficile traduzione in italiano. Con “sistema di handling” si intendono le attrezzature fisse e mobili presenti in un magazzino.
EDI (Electronic data interchange). Scambio di file tra aziende seguendo un protocollo informatico.
AGV (Automated guided vehicle). Carrelli automatici senza uomo a bordo.
RFID (Radio frequency identification). Tecnologia che dovrebbe sostituire il codice a barre e che si basa sull’utilizzo di tag e di appositi lettori.
WMS (Warehouse management system). Sistema informativo che utilizza scanner per leggere i bar code e trasmissione dei dati in radiofrequenza. È il “sistema nervoso” del magazzino.



DISTRIBUZIONE LOGISTICA MAGAZZINO



::: Si parla inglese
Come scrive Stefano Bianchi nelle prime pagine del libro, il mondo è cambiato. E purtroppo o per fortuna non esiste nessun altro pianeta abitabile verso il quale scappare.
Quello di oggi è un mondo in cui si parla inglese (o ci si prova) e in cui si dicono cose come total quality management, business process reengineering, category management, lead time, benchmarking, empowerment, time to market.
Niente di grave, se l’abitudine si limitasse ai piani alti. Ma la cosa può diventare imbarazzante quando questo linguaggio fa capolino negli uffici, nei corridoi e, eccoci al dunque – continua ancora Bianchi –, in magazzino. Perché invece di dire semplicemente: “Non battete la fiacca, ragazzi!”, il responsabile della logistica se ne viene fuori con qualcosa del tipo: “Dobbiamo ridurre il lead time per migliorare il time to market!”.
Eppure, un motivo c’è, ci spiega l’autore, ed è reale, concreto e sensato. Sono cambiate le fabbriche e le catene di montaggio, sono cambiati i mezzi di trasporto e le piattaforme logistiche, è cambiata la forma degli occhi di chi produce i prodotti che consumiamo, è cambiato il modo in cui gli imprenditori usano e fanno fruttare il denaro che le loro aziende producano. E, soprattutto, è cambiato il modo in cui le aziende si relazionano fra loro. La filiera, che oggi fa chic chiamare supply chain, diventa ogni giorno più complicata.
Per farla funzionare e renderla competitiva con le altre (e sono sempre di più) che operano nel medesimo mercato, ci vogliono software e computer di ultima generazione, fogli Excel lunghi così per tenere sotto controllo in tempo reale le prestazioni, sensori nei pallet che ci avvertono quando un collo è stato scaricato dal camion.

::: Cambiano le dimensioni
In realtà è la stessa idea di logistica che è cambiata, si legge ancora nel libro. Scrive l’autore: “Ti ricordi quando è arrivato il container? Probabilmente no, visto che parliamo dei primi anni Cinquanta”. Ma è proprio in quel periodo che si è cominciato a parlare seriamente di logistica, che poi è diventata logistica distributiva, logistica integrata e ha cambiato nome nel tempo una dozzina di volte. Le parole cambiavano, ma alla fine si trattava sempre di oggetti: di qualcosa di fisico. Poi, e siamo quasi agli anni Novanta, è arrivata la supply chain e di punto in bianco tutto si è fatto più complicato.
Perché non c’erano più soltanto i colli, i pallet e i container, ma anche i flussi, le relazioni, gli indici prestazionali. I computer sono diventati necessari e chi non li sapeva usare aveva di fronte due possibilità: imparare a usarli oppure imparare a usarli.
E l’autore nel libro si chiede: “Ma non è che queste sono solo parole?”. “Magari”, la risposta.
La nuova logistica si è portata dietro una rivoluzione vera e propria che chiunque ha a che fare con la logistica sperimenta ogni giorno.
La supply chain ha portato chi ci lavora a dover studiare nuove tecniche per integrarsi a monte e a valle con i proprio partener della filiera, a segmentare la filiera, a forzare la flessibilità di tutto, dalle dimensioni dei magazzini alle ore di lavoro, dalle dimensioni dei camion alle prestazioni.

::: Oggi tutti fanno tutto
Stando a quanto riportato fino a qui, sembra tutto un po’ più complicato. Ma sembra anche che imparando un po’ di terminologie nuove, capendo i software, adattandosi un po’, insomma, la supply chain sia una cosa buona, che se affrontata nel modo giusto può perfino risolvere un sacco di problemi. Sbagliato, chiosa l’autore. Tutto quello che avete letto finora non cambia di una virgola il fatto che in magazzino bisogna comunque spostare pallet, organizzare e posizionare colli, riconoscere i codici a barre, caricare i camion. Insomma: quello che la supply chain introduce non ci esenta, purtroppo, dal risolvere i problemi del magazzino vecchia maniera.
Fin a qualche fa, un prodotto nuovo impiegava anni a raggiungere il mercato. Gli uffici progettazione e ingegnerizzazione delle aziende sembravano tante piccole succursali della Nasa: progetti segretissimi, lunghissimi e costosissimi. Quando finalmente un nuovo prodotto veniva partorito da cotante menti e approdava al mercato, gli utilizzatori dovevano sorbirselo per un tempo altrettanto lungo. A quei tempi la domanda era stabile, dato che la crescita impetuosa del dopoguerra era già alle spalle, e quindi in mancanza di clamorosi colpi di scena si navigava tranquilli.
I diversi mercati erano omogenei e facilmente identificabili, dal momento che ciascuno faceva il proprio mestiere e si accontentava di questo.
I diversi mercati richiedevano ai fornitori semplicemente prodotti standardizzati, di qualità, a un prezzo conveniente. Questo ha portato allo sviluppo della produzione di massa. Oggi, al contrario, l’arrivo di un nuovo prodotto sul mercato accade di continuo.
Conseguenza di tanta rapidità e abbondanza è l’altrettanto rapida scomparsa dei prodotti dal mercato stesso. Alcuni prodotti, anche in ambito professionale, fanno giusto in tempo a fare capolino sul mercato e già vengono cannibalizzati da altri. La domanda che prima era stabile è oggi frammentata, discontinua, ardua da prevedere. Nessuno vuole più tenere scorte.
I mercati di riferimento, un tempo facili da identificare, oggi sembrano dei blob multiforme: mentre prima ognuno faceva il proprio mestiere, oggi tutti fanno tutto.
Il mercato, e quello professionale e del cleaning non fanno eccezione, non si accontenta più di prodotti standardizzati, ma richiede prodotti personalizzati, di qualità, a un prezzo conveniente. Tutto questo richiede flessibilità, e di conseguenza un impatto devastante sulla produzione, sulla logistica e naturalmente sul magazzino.

 

DISTRIBUZIONE LOGISTICA MAGAZZINO::: IL LIBRO
Titolo: Migliorare il Magazzino (Sopravvivendo per Raccontarlo)
Autore: Stefano Bianchi
Prezzo: 20 euro
Pagine: 160
Rilegatura: Brossura
Collana: Guide di Sopravvivenza Professionale
Genere: Manuali professionali, Logistica
Editore: Loft Media Publishing s.r.l.






 

DISTRIBUZIONE ...

  

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