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::: Commercialmente AGGRESSIVI ESTERI di Giovanni Carlini (colloquio con ANDREW NOWAK)
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Il garden com’è oggi
concepito, rischia
di entrare nella nuova
fase di mercato con
regole e metodiche
ancora limitate al
rapporto cliente-negozio.
Condividendo questa
storia con i florovivaisti
italiani, si spera
di portarli a interloquire
con il mercato, anziché
solo con il consumatore,
cogliendo così
la fonte dei bisogni ...
I garden di tutto il mondo si stanno interrogando
sui nuovi bisogni. In Gran
Bretagna si punta molto ai bambini, in
Olanda sulla famiglia e verso i mercati
stranieri, in Germania l’epicentro della
sensibilità è per l’ecologica in ambito
domestico, rendendo l’arredamento floreale
per l’abitazione e l’ufficio necessaria alla qualità
di vita. Gli americani si stanno muovendo
da anni, ma ora in forme più decise (la crisi
è sempre più dura) sul piano della sensibilizzazione
verso scuole, università, municipalità,
grandi comunità. In Italia i nostri garden
stanno lavorando (ma soprattutto i negozi
di fiori) sui bisogni più profondi delle
famiglie, attraverso i bambini nel binomio
nonno-bimbo, capace di far breccia nei sentimenti
comuni, fino ad allargarsi alla cura e riabilitazione
della terza età. Con una tale strategia
il trionfo del sociale è assicurato. Ecco la
svolta: per conquistare nuove fasce di consumatori,
servono dei “must” di fondo, del tipo
ecologico e sociale. In assenza di un supporto
che giustifichi una forte motivazione all’acquisto,
indotta dai grandi temi ormai collocati nella
sensibilità dei consumatori, l’azione di comprare
resta solitamente confinata nell’occasionale
necessità di un generico ricambio o riempitivo
di una spesa. È chiaro che il solo bisogno-ricambio, non è affatto sufficiente per far
vivere il flovivaismo.

::: L’esperienza qui descritta
Non si tratta di un caso isolato alla sola città di
Denver (Colorado) ma anche da Chicago (Illinois)
e da diversi altri contesti urbani nordamericani.
Il concetto è semplice: in genere
c’è un gruppo di garden (quattro nel caso di
Denver), un sindaco e una città in interazione
per migliorare la qualità di vita, agendo
inizialmente sulle scuole. Nell’esperienza che
stiamo descrivendo ci sono 85 scuole elementari
dove è stato varato dalla municipalità, in
accordo con le autorità dello stato, un piano di
cinque ore settimanali, indirizzato sulla coltivazione
di un’area verde all’interno della struttura didattica. Il ruolo dei garden, a seconda
della loro specializzazione, è quello di contribuire
alla formazione didattica intervenendo
sugli alunni (i consumatori di domani) per fornire
in comodato d’uso gli strumenti e vendere,
sia ore di consulenza che sementi, per ottenere
fori, pomodori, angurie, zucchine, quindi
coltivare in aree verdi ciclamini e dalie. Le lezioni
prevedono l’acquisizione di tecniche per
zollare, piantare, trattare fiori e piante da coltivare
per venderli alle famiglie degli alunni.
Un’esperienza di questo tipo, anche se nata per
le giovani generazioni, in realtà con il tempo
(sono cinque anni che il piano verde prosegue)
ha “contagiato” l’intero tessuto urbano, attraverso
politiche d’arredo urbano a verde. Di questo
e altro abbiamo parlato con il signor Andrew
Nowak gardenista americano a Denver.

::: Il parco agricolo nelle
scuole
D Nelle scuole quali sono le dimensioni usuali
dell’area giardinaggio?
R “Il più piccolo giardino adibito in ambito
scolastico, si trova alla Red Hawk Trail Elementary.
La sua articolazione è basata
su due aree da 2 metri per 6,5.
Invece il più grande dei giardini,
chiamato “Steele”, si aggira su un terzo
di un acro (1 acro corrisponde a
0,40 ettari il che significa che un terzo
d’acro sono 1.200 metri quadrati)
con 30 piccole aiuole. In linea di
massima, ogni area educativa è composta
da sei a otto aiuole, ma quando
iniziamo un progetto, si preferisce
partire sempre dalle quattro
aiuole per estenderci successivamente
in base alla richiesta della scuola.
Il prossimo giardino in allestimento,
avvia la sua attività con ben 6
aiuole e sappiamo già che salirà progressivamente
a 10 se la scuola dovesse
accettare il piano in base al gradimento
delle famiglie degli studenti.
Sostanzialmente sta accadendo
un fatto curioso. Le scuole elementari,
dotate di parco agricolo educativo,
ricevono molte più richieste
d’iscrizione rispetto alle altre
dislocate nelle altre città in periferia.
Prima di questo progetto la
tendenza era quella d’iscrivere i figli
fuori dal tessuto urbano per minore traffico e
migliore qualità della vita. Oggi questa tendenza
si è rovesciata. Pertanto abbiamo un sovra
numero nelle scuole con garden e una sotto
presenza, in quelle senza parco agricolo. Da
qui si scatena un particolare di non poco conto:
la carriera dei presidi. Questo perchè tanti
scolari iscritti, non comportano solo maggiori
finanziamenti, ma anche più prestigio. In simili
condizioni si fa carriera, solo se si è in grado
d’attirare un alto numero di studenti e ciò
avviene in presenza di un garden, che ne qualifichi
l’offerta formativa”.
D In termini di dimensione quella giusta per
una scuola?
R “La dimensione dipende dalla volontà e
dall’interesse della scuola, calibrata sul numero
di classi e studenti. Alla Red Hawk Trail,
le due aree servono solo 4 classi su un totale di
20. In questo specifico caso, noi vorremmo costruire
più aiuole, ma il Preside non ci dà il consenso.
Alla “Steele”, invece, tutte le classi sono
coinvolte nel programma per cui serve più spazio.
L’ideale sarebbe che a ogni classe corrispondesse
un’aiuola, a patto che l’insegnante
accetti, anche perché per produrre tutto il cibo necessario e la quantità di fiori che normalmente
utilizza una comunità di alunni, serve
uno spazio adeguato. Complessivamente per
ogni scuola, servirebbero 10-12 aiuole. Essendo
molti gli edifici nel centro cittadino,
la ricerca di uno spazio verde adeguato è un
problema che riusciamo comunque a risolvere
in qualche modo, grazie alla solidarietà
dei vicini proprietari di casa, che cedono volentieri
piccole porzioni delle loro proprietà
o lasciano che ne si utilizzi a verde agricolo
una parte”.
::: E IN ITALIA?
Il senso di questa corrispondenza estera per
GreenUp è quella d’invitare i nostri garden
ad andarsi a cercare il mercato in forme più
audaci rispetto quanto già fatto con impegno
e sacrifico ad oggi. Bisogna far capire che
il garden risponde a un bisogno di qualità
di vita! Ci sono dei garden, ad esempio,
il riferimento è alla città di Milano, che si
trovano al centro tra ben quattro scuole di cui
potrebbero assumere il ruolo di “orti e aiuole
scolastiche”. Non solo ma sempre il garden,
facilmente in Italia, potrebbe diventare lo
sponsor per attività di florovivaismo presso
le scuole e quindi formare i ragazzi,
omaggiarli di una pianta che porterebbero
alla loro mamma, ai nonni aprendo un ciclo
di contatti. Dove andare la domenica a fare
quattro passi? Al garden! Se questo
avesse un bar, un itinerario di passeggio,
il parcheggio, attività ludiche e formative
per persone mature, si potrebbe disegnare
la nuova frontiera del florivivaismo italiano.
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::: Chi finanzia i progetti
D Quanto costa ogni ettaro e chi paga?
R “Un ettaro (10.000 metri quadrati) di giardino
allestito con 10 aiuole per una scuola, lo
vendiamo allestito al prezzo politico di 10mila
dollari, in pratica 1 dollaro al mq direste in
Europa. Il Denver Public School (paragonabile
al nostro Provveditorato alle scuole) ha
adottato un programma che si chiama “Learning
Landscapes” per costruire nuovi giardini,
parchi giochi e aiuole in ogni scuola. Per
realizzare questo progetto ci sono i fondi pubblici,
ma sono apprezzate le donazioni e contributi
alla spesa da parte dei privati. Attualmente
il 43% del programma è finanziato dai
privati e il 31% si autoalimenta dalle vendite
dei prodotti della terra, ottenuti dagli scolari.
Va ancora precisato che oltre all’allestimento,
il mantenimento dei parchi richiede dai 1.000
ai 3.000 dollari all’anno”.
D Chi sono gli sponsor?
R “Usualmente il giardino scolastico è richiesto
dai genitori, che vogliono per i propri
figli una specifica formazione al giardinaggio.
Un piccolo numero di giardini è stato
invece finanziato dagli insegnanti, grazie
a piccoli contributi da parte della scuola.
Abbiamo due agenzie private, come, ad esempio,
la LiveWell Colorado, che si preoccupa
della diffusione di cibi sani in quartieri poveri
che acquista dalle scuole e quindi dal lavoro
dei ragazzi. A sua volta, la LiveWell si è impegnata
nella ricerca di fondi per giardini scolastici.
Gruppi d’estrazione sociale come Slow
Food Denver e Denver Urban Gardens, aiutano
le scuole e i genitori, sia nel costruire i giardini
che nello stilare i connessi programmi formativi.
Noi interveniamo direttamente in supporto
alle scuole, sia per vendere i nostri servizi
che come sponsor. Il guadagno vero l’abbiamo dalle visite ai garden il fine settimana,
da parte delle famiglie, spinti dai loro ragazzi.
In questa maniera il fatturato è cresciuto mediamente
del 37% in tutti i garden che partecipano
al progetto. Non è molto, ma rappresenta
una garanzia per il futuro”.

D In che misura partecipa il governo degli Stati
Uniti?
R “Riceviamo raramente finanziamenti a
fondo perduto dal Governo a Washington.
Solo tre anni fa sono stati stanziati 7.000 dollari
dal Dipartimento dell’Agricoltura, per sostenere
i mercatini fatti dai ragazzini con la
frutta e i fiori prodotti nelle loro aree, ma si
tratta di fatti estemporanei sui quali non si fa
affidamento”.
D Come si comporta la scuola nella realizzazione
del progetto?
R “La scuola ci assegna la terra e l’accesso all’acqua.
La maggior parte dei finanziamenti
per questa necessità proviene dai genitori e
gruppi privati come quello già indicato (Slow
Food Denver). I genitori sono molto impegnati
nel cercare donazioni e si sono alleati con la
Slow Food nella ricerca d’aziende per donazioni
in prodotti anziché denaro (si parla d’attrezzi
per trattare la terra, concimi, semi e quant’altro).
L’anno scorso gli elettori di Denver hanno
votato “si” allo stanziamento di 25 milioni
di dollari, per costruire nuovi parchi in 38
scuole a livello superiore rispetto le elementari.
Di conseguenza nei prossimi cinque anni,
gli istituti scolastici cittadini otterranno altri
giardini che sono commissionati ai garden che
partecipiamo al progetto”.
::: L’impegno dei fruitori
D L’impegno di ogni studente nella cura del
giardino scolastico, si basa su?
R “Questo dipende sia dai programmi della
singola scuola che dalla disponibilità dei professori.
Di solito in primavera si alternano 2 o
3 classi al giorno per aiuola. La stagione più
dura è in inverno, dove le lezioni si tengono
in classe con la presenza di nostro personale
affiancato ai docenti (3 ore alla settimana)
per spiegare le dinamiche e cicli di crescita
dei fiori e vegetali. Alla scuola elementare
“Steele” hanno 18 classi con più di 450 studenti;
il nostro obiettivo come garden, condiviso
con il Preside, è che i ragazzi accedano all’area
garden due o tre volte alla settimana in primavera
e in autunno. Naturalmente gli insegnanti
possono modificare questo programma”.
D Di tutto ciò esiste un programma scritto?
R “Abbiamo un programma chiamato “benessere
in giardino” che regola il piano di lavoro
tra i garden, il municipio e la scuola”.
D Chi insegna agli studenti quando sono in
giardino?
R “Il corpo docenti assiste alle lezioni pratiche
per la cura del garden scolastico che
sviluppiamo. Operativamente sono attivi personale
dei garden, dopo aver aderito al programma
ed aver ricevuto un’apposita formazione
dallo Slow Food Denver o dal Denver
Urban Gardens, che li qualifica in questo ruolo.
La nostra assistenza prosegue anche in classe
quando il corpo docenti spiega la parte scientifica
dell’evoluzione delle piante”.
D Quali sono i suoi progetti per il futuro?
R “Il mio obiettivo è quello di raggiungere
entro 5-10 anni un giardino per ogni scuola di
qualsiasi ordine e grado e quindi portare definitivamente
in città, nel tessuto urbano,
procedure di riduzione del consumo energetico con l’uso di piante e giardini. Noi gardenisti sogniamo che il florovivaismo diventi una
materia di studio, con la stessa dignità della matematica,
chimica e storia. Infine puntiamo a
che le mense scolastiche possano essere rifornite dai nostri orti, aprendo in questo modo, un
ciclo d’autoconsumo che si finanzi da solo”.
::: L’ESPERTO IN MATERIA
Giovanni Carlini, libero professionista aziendalista,
docenza in Sociologia
dei consumi come della devianza, direttore
didattico on line per corsi
aziendali da parte dell'Isp
Italia, pubblicista,
docenza nella scuola
di stato, corrispondente
dall'estero per le società
editoriali: Spazio Tre
(segue il mercato
del florovivaismo con
particolare attenzione
alla crisi degli ultimi anni per GreenUp),
opinionista per siderweb.com (il portale
dell'industria siderurgica italiana).
Per leggere gli appunti consulta
il www.giovannicarlini.com.
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